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A febbraio
2001 ha preso il via un progetto triennale di ricerca
denominato CLIMAGRI e finanziato dal Ministero
delle Politiche Agricole e Forestali con D.M. 494 e
504/7303/2000. Esso è finalizzato alla conoscenza delle
conseguenze, nel settore agricolo, delle variazioni
climatiche in Italia; mira cioè ad approfondire le
interconnessioni tra agricoltura e variazioni climatiche.
I cambiamenti climatici e le variazioni ambientali, in
effetti, sono nel mondo, al momento, oggetto importante di
ricerca scientifica, oltre che di ampio interesse politico
ed economico, in quanto possono incidere significativamente
sulla qualità della vita e delle attività umane, che di
contro possono influenzare il clima in generale. Già nel
1988 il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP),
d’intesa con l’Organizzazione Meteorologica Mondiale
(OMM), ha costituito un gruppo di esperti di livello
internazionale (IPCC:
Intergovernmental Panel on Climate Change) per definire
lo stato delle conoscenze a livello globale circa:
- il clima e i suoi
cambiamenti;
- l’impatto
ambientale, economico e sociale degli stessi;
- le possibili
strategie di risposta.
I documenti del gruppo IPCC
ed i lavori successivi di varie conferenze e comitati
internazionali hanno poi portato alla approvazione di una
Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (FCCC), firmata
anche dall’Italia al Congresso del 1992 di Rio de Janeiro
ed entrata in vigore il 21.3.94. Un passo di approfondimento
e di perfezionamento delle intese sul piano internazionale
si è avuto alla Conferenza sui cambiamenti climatici di
Kyoto, in Giappone, a dicembre 1997; nell'occasione si è
approvato un protocollo il cui processo di formalizzazione
ha avuto inizio il 15.3.99.A Kyoto sono peraltro emerse
anche alcune incertezze ancora esistenti nel mondo
scientifico sull'entità delle conseguenze, dirette e
indirette, prodotte dai cambiamenti climatici globali, però
si è stabilito che, nel caso specifico, l'incertezza
scientifica non deve giustificare l'inazione; da ciò si è
avuta l'esigenza di promuovere altre conferenze
internazionali, fino a quella di Bonn di novembre 1999, per
far maturare accordi politici concreti, tesi a ridurre le
emissioni di gas serra nell'atmosfera incriminate dei
cambiamenti, nel presupposto evidenziato che solo uno
sviluppo sostenibile sia da considerare come unico
accettabile per il progresso umano. Finora però, per quanto
risulta, hanno ratificato gli accordi di Kyoto solo pochi
Paesi,peraltro nessun Paese industrializzato lo ha fatto. Su
questa ratifica, anzi, è attuale la diatriba tra UE ed USA
fin dalla Conferenza delle Parti riunita a L'Aja a novembre
2000.
Tra le organizzazioni più importanti, che a livello
internazionale sono attive per la risoluzione dei problemi
in esame, ci sono anche la FAO
e l'Unione Internazionale delle Società Scientifiche (ICSU).
Queste organizzazioni gestiscono importanti programmi di
ricerca a cui partecipa anche l'Italia; tra essi c'è il
Programma Mondiale sul Clima (WCP). Anche la UE finanzia,
nel settore, programmi vari di ricerca. L'Organizzazione
Meteorologica Mondiale ha poi attivo un "Working group
on the impact of management strategies in agriculture and
forestry to mitigate greenhouse gas emissions and to adapt
to climate variability and climate change".
A partire dunque dalle indicazioni dell'IPCC
e del WCP, ma anche dalla comunicazione sui cambiamenti
climatici presentata a Kyoto dal Ministero dell'Ambiente, si
erano tracciate, tenendo naturalmente presente che
"ogni strategia mirata di risposta ed adattamento al
cambiamento climatico non può fare a meno del contributo
della ricerca scientifica", le linee di una proposta di
Programma scientifico Nazionale di Ricerca
"Meteorologia e Climatologia" (PNRC). Esso però
non è ancora decollato. Il PNRC era stato impostato ed
articolato in modo coerente con i programmi europei in
materia, perseguendo obiettivi e strategie tali da trovare
organica integrazione nei grandi programmi internazionali
sul clima e sull'ambiente globale. L'implementazione e
l'attuazione del Programma erano stati affidati ai Ministeri
competenti (Università e Ricerca Scientifica e Tecnologica,
Industria Commercio e Artigianato, Ambiente, Politiche
Agricole e Forestali, Trasporti). Una parte del PNRC
riguardava anche il settore agricolo ed era molto vicina
alle linee principali di sviluppo del Progetto finalizzato
di ricerca agrometeorologica che l'UCEA,
nel quadro, al riguardo, di grande fermento scientifico e
politico, andava autonomamente preparando e denominando
CLIMAGRI.
CLIMAGRI è iniziato, come detto, a febbraio 2001 e può
dunque avere il merito ed il privilegio di costituire il
primo forte passo operativo, il primo pezzo di un programma
nazionale di difesa del clima.
Il progetto CLIMAGRI rappresenta una ricerca nel settore
dell'agrometeorologia, che così vuole iniziare a studiare
le conseguenze dei cambiamenti climatici sull'attività
agricola e i modi per fronteggiarle. Un suo obiettivo
importante è proprio l'acquisizione di un'analisi
agroclimatica del territorio nazionale a tutto campo,
evidenziando anomalie e cambiamenti climatici in atto o in
ipotesi, con riferimento specifico all'impatto che possono
avere sull'agricoltura italiana.
CLIMAGRI cercherà di dare un primo quadro d'insieme per
rispondere, prima di tutto in campo agricolo, alle
aspettative italiane in termini di analisi e previsioni dei
cambiamenti climatici attuali o prevedibili per il futuro.
Le variazioni o variabilità climatiche, come noto, hanno
però risonanze in generale anche sui settori della salute,
della sicurezza e dell'economia, tra i cui interessi c'è
anche il controllo delle risorse idriche. Per tale motivo
CLIMAGRI prende in considerazione, oltre a problematiche
agricole in generale, anche alcuni problemi di gestione
dell'acqua, che è un elemento che subisce forti
condizionamenti di disponibilità in presenza di variazioni
climatiche. In futuro se ne potranno esaminare altri. Infine
esso si propone di essere un progetto scientifico con
valenza operativa, cioè mira a suggerire possibili modalità
di comportamento e a diffondere da subito, con le modalità
più appropriate, le informazioni e i risultati in modo
efficacemente fruibile da parte dell'utenza agricola. Esso
avrà certamente un ritorno molto positivo di immagine per
l'Amministrazione dell'Agricoltura e può soprattutto
costituire un'occasione di interesse strategico, scientifico
e politico, può dare dati e risultati che possono essere un
mezzo adeguato di governo che il MIPAF
può utilizzare per avere elementi più concreti di supporto
per la gestione politica, interna ed estera, mettendo le
autorità interessate in condizione di rispondere meglio
alle esigenze indotte dalle conferenze come quelle di Kyoto,
incrementando altresì la credibilità delle affermazioni
scientifiche italiane nei consessi internazionali.
CLIMAGRI, con l'informazione dei dati raccolti e delle
risultanze sperimentali, aiuterà poi anche a favorire una
più attenta maturazione della mentalità di salvaguardia
dell'ambiente. Esso vuole comunque essere realistico e di
qualità, e quindi all'altezza della competitività e della
critica, nazionale ed internazionale, nell'affrontare le
dimensioni delle problematiche complesse in gioco; non sarà
una raccolta, una somma di iniziative non coordinate, non
sarà ripetitivo di operazioni già al momento routinarie,
semmai di un eventuale miglioramento effettivo delle stesse;
cercherà di allestire un primo quadro d'insieme per
rispondere, appunto in campo agricolo, alle aspettative del
Paese in termini di previsione, analisi e risposta ai
cambiamenti climatici previsti o prevedibili e a quelli già
in atto.
Nelle 19 linee di ricerca in cui è articolato CLIMAGRI sono
coinvolte, direttamente o indirettamente, 52 istituzioni di
ricerca italiane: Istituti e Dipartimenti universitari,
Istituti del nuovo Consiglio per la ricerca e la
sperimentazione agricola (CRA), Istituti del CNR, qualche
servizio meteorologico regionale, l'Ufficio Generale per la
Meteorologia dell'Aeronautica Militare. Gli Istituti
del CRA partecipanti, oltre all'UCEA,
sono i seguenti:
- Istituto
Sperimentale per le Colture Industriali (BO)
- Istituto
Sperimentale per la Nutrizione delle Piante (RM)
- Istituto
Sperimentale per la Selvicoltura (AR)
- Istituto
Sperimentale Agronomico (BA)
- Laboratorio
Centrale di Idrobiologia (RM)
Coordinatore generale del progetto è il dott. Domenico
Vento, direttore dell'UCEA.
Lo staff di coordinamento si avvale di 5 persone; tre per il
settore scientifico e tecnico: il dott. Stanislao Esposito
Responsabile , la dr.ssa Chiara Epifani e la sig.ra
Alessandra Saioni; due per il settore amministrativo:
la sig.ra Anna Tritto Responsabile e la dr.ssa Cristina
Galliera.
Vengono qui di seguito riportate brevi sintesi delle varie
linee di ricerca, raggruppate nei quattro sottoprogetti in
cui si articola il progetto:
Sottoprogetto
1 - Analisi climatiche e scenari futuri
Il suo fine è l'acquisizione di una risposta obiettiva
sulla consistenza delle variazioni climatiche in Italia e,
su ipotesi realistiche, su vari possibili scenari
agrometeoclimatici futuri.
Coordinatore dott. Maurizio Maugeri.
1.1
- Acquisizione, esame critico ed analisi di serie storiche
italiane per lo studio delle variazioni del clima.
(Dott. Maurizio Maugeri - Istituto di Fisica Generale
Applicata di Milano)
La linea 1.1 ha come finalità principali, sulla base di 38
serie storiche più che centenarie di dati conservati presso
l'UCEA,
l'individuazione di trend per i parametri meteo da
considerare e quindi una valutazione, attingendo a dati
osservativi, di possibili cambiamenti climatici, nonché il
confronto tra gli andamenti osservati a scala nazionale e
quelli relativi ad aree più vaste. Le lunghe serie storiche
di dati considerano essenzialmente valori medi mensili delle
grandezze.
1.2 - Studio di eventuali
variazioni delle strutture meteorologiche e dei regimi
pluviometrici italiani. (Dott. Domenico Vento - UCEA
di Roma)
La linea 1.2, che considera, di fatto, solamente le piogge,
ha come obiettivo principale quello di approfondire la
conoscenza di come si sono evoluti, negli ultimi decenni, i
regimi pluvioclimatici delle aree rurali e determinare come
questi si correlano con quelli delle aree urbane limitrofe
ed eventualmente se si può parlare per essi di
tropicalizzazione. Si intende infatti verificare se i regimi
pluviometrici nelle aree di interesse agricolo sono variati
e se le tali variazioni sono attribuibili
all'urbanizzazione. Tutto ciò viene studiato entrando nel
merito delle strutture delle precipitazioni, nelle aree
campione considerate, lungo i vari periodi dell'anno.
1.3 - Costruzione di scenari
climatici futuri ad alta risoluzione destinati allo studio
del loro effetto sull'agricoltura italiana. (Dott.
Gaetano Zipoli - IATA-CNR - Firenze)
La linea 1.3 mira alla determinazione di scenari relativi al
cambiamento climatico previsto a diversa risoluzione
spaziale. Si intende per scenario futuro il frutto di
un'analisi d'insieme, afferente al territorio nazionale,
relativa alla situazione climatologica prevista in funzione
di una possibile variazione delle concentrazioni di gas
serra.
Si può anticipare che si utilizzeranno i dati di dettaglio
attualmente disponibili relativi ai quattro scenari di
emissione di gas serra alteranti il clima, prodotti da un
modello di circolazione generale (General Circulation Model
- GCM dell'Hadley Centre) alla risoluzione spaziale di circa
350 km e da un modello climatico regionale (Regional
Circulation Model - RCM) innestato nel GCM, alla risoluzione
spaziale di circa 50 km.
Sottoprogetto
2 - Agricoltura italiana e cambiamenti climatici
Il suo fine è la valutazione delle variazioni climatiche e
delle conseguenze sull'agricoltura italiana, per progettare
eventuali azioni di contrasto.
Coordinatore dott. Franco Zinoni .
2.1
- Classificazione attitudinale a fini agricoli del
territorio nazionale su base climatica e pedologica.
(Dott. Luigi Perini - UCEA
- Roma)
La ricerca rappresenta la naturale continuazione di linee di
studio e di evoluzione delle specifiche esperienze
scientifiche maturate nel tempo dai singoli ricercatori. I
suoi risultati saranno per lo più costituiti da una
cartografia tematica ad una scala di dettaglio il più
possibile spinta realizzando il primo "atlante
pedo-agro-climatico" dell'Italia. Si renderà possibile
un'interazione dinamica con la base dati.
2.2
- Individuazione delle aree agricole e delle colture a forte
rischio per variazioni climatiche.
(Dott. Pierpaolo Duce - Istituto per il Monitoraggio degli
Agroecosistemi-CNR - Sassari)
Gli obiettivi specifici della linea 2.2 sono
l'individuazione
di indici di rischio climatico, la messa a punto di
metodologie di analisi per la valutazione della
suscettibilità alle variazioni climatiche delle aree
agricole campione e delle loro colture arboree ed erbacee
tipiche, nonché la realizzazione di mappe di rischio
climatico per alcune produzioni agricole al fine di rendere
disponibili strumenti quantitativi e qualitativi di supporto
alle decisioni in materia di programmazione agricola del
territorio.
2.3
- Effetto delle modificazioni del clima sui rischi da gelate
(invernali, precoci e tardive) e sul soddisfacimento in
freddo delle specie coltivate. (Dott. Franco
Zinoni - ARPA-SMR - Bologna)
L'obiettivo della ricerca 2.3 è la valutazione dell'effetto
del cambiamento climatico in atto su alcune situazioni meteo
particolari in grado di causare danni ingenti al comparto
agricolo; tra l'altro la ridefinizione, per alcune aree
tipiche dell'agricoltura italiana, della probabilità di
gelate precoci e tardive correlate con i cicli di sviluppo
delle principali colture previsti sulla base degli scenari
climatici futuri. Si lavorerà anche per la progettazione di
una prevenzione dei danni da gelata attraverso la
valutazione dell'efficacia dei sistemi di difesa
maggiormente ecocompatibili.
2.4
- Impatto ambientale dei principali sistemi colturali in
aree di collina, in relazione ai cambiamenti climatici. (Prof.
Pierpaolo Roggero - Dip.to di Biotecnologie agrarie ed
ambientali Università di Ancona)
L'obiettivo della ricerca 2.4 è la creazione di uno
strumento di supporto alle decisioni per la pianificazione
integrata dell'uso sostenibile delle risorse agricole e
territoriali in ambiente collinare, ipotizzando, nelle aree
della ricerca (Marche ed Emilia Romagna), futuri scenari
climatici variati.
2.5
- Ruolo attivo dell'agricoltura nei processi di mitigazione
del cambiamento climatico globale. (Dott.ssa Anna
Benedetti - Istituto Sperimentale Nutrizione delle Piante -
Roma)
Obiettivo della linea 2.5 è lo studio dell'impatto dei
differenti tipi di gestione del territorio (pratiche
colturali, ecc.) sul ciclo del carbonio e sulle emissioni di
anidride carbonica dal suolo mediante la quantificazione del
fenomeno per diverse tipologie di ambiente (aree naturali,
riforestate, prati pascoli, …) e di clima. Ciò permetterà
di individuare, per l'ambiente italiano, un modello
statistico-matematico in grado di stimare il coinvolgimento
di alcune differenti situazioni ambientali nel ciclo della
sostanza organica e nel processo di mineralizzazione del
carbonio e quindi di riduzione della anidride carbonica
atmosferica.
2.6
- Previsioni stagionali sperimentali. (Dott.
Antonio Navarra - Istituto Nazionale di Geofisica - Roma)
Il dott. Navarra è l'estensore delle Linee Guida del Piano
Nazionale di Ricerca per la Protezione del Clima redatto per
conto del Ministero dell'Ambiente.
L' obiettivo della linea 2.6 è lo studio di alcuni casi
tendente ad accertare l'utilizzabilità delle previsioni
stagionali in agricoltura, con caratteristiche di
accuratezza ed affidabilità a livello della realtà
italiana e attraverso la simulazione di un processo
operativo. I dati di input saranno diversi da quelli del
Centro Europeo di Reading. Questa ricerca può costituire un
test di riscontro per i risultati della linea 2.7.
2.7
- Definizione di sistemi di "downscaling" di
modelli globali di previsione stagionale per l'utilizzo a
valle di modelli agrometeorologici a scala nazionale.
(Dott. Carlo Cacciamani - ARPA-SMR - Bologna)
La linea di ricerca 2.7 mira a valutare l'efficacia dei
metodi statistici e fisico-dinamici attualmente utilizzati
per affinare e meglio localizzare a fini agricoli, in area
mediterranea e a livello italiano, le previsioni stagionali
realizzate con i modelli di circolazione generale
dell'atmosfera. I dati di input sono quelli del Centro
Europeo di Reading.
2.8
- Analisi e catalogazione degli esperimenti agronomici di
lungo termine: produttività e ciclo del carbonio.
(Prof Giuseppe Zerbi - Dip.to Produzione Vegetale e
Tecnologie Agrarie - Università di Udine)
Attraverso l'analisi dei dati di serie di lungo termine di
pratiche agronomiche e di produttività, opportunamente
filtrate di fatti e fenomeni spuri o di disturbo, la linea
2.8 cercherà le relazioni tra variabili degli ecosistemi e
cambiamenti climatici. Sarà comunque realizzata una base di
dati che raccolga le principali informazioni e i dati
riguardanti le prove agronomiche, come su detto, di lungo
termine di supporto alla modellistica agrometeorologica.
Sottoprogetto
3 - Siccità, desertificazione e gestione delle risorse
idriche
Il suo fine è l'approfondimento di alcune tematiche
ambientali legate a possibili situazioni di carenza di
risorse idriche.
Coordinatore dott. Antonio Brunetti.
3.1
- Monitoraggio permanente della siccità in agricoltura ed
evidenziazione dei processi di desertificazione nel sud
dell'Italia. (Dott. Antonio Brunetti - UCEA
- Roma)
L'obiettivo della ricerca 3.1 vuole determinare gli
indicatori che possono consentire lo studio dell'impatto del
mutevole scenario climatico sulla capacità di adattamento
delle colture agli eventi siccitosi. Ciò permetterà la
costruzione di un sistema di supporto alle decisioni in
materia di gestione delle risorse idriche, della scelta
delle pratiche agricole e della pianificazione ambientale
sul territorio nazionale.
3.2
- Programmazione irrigua e analisi della gestione dell'acqua.
(Dott. Marcello Mastrorilli - Istituto Sperimentale
Agronomico - Bari)
I cambiamenti climatici comportano modifiche nei consumi,
sia in termini di quantità che di qualità dell'acqua
utilizzata. La ricerca servirà a quantificare, in temini di
volumi irrigui, l'influenza di prossimi scenari climatici
sullo sviluppo e sulla crescita delle principali colture
mediterranee (mais, frumento, sorgo, barbabietola,
pomodoro).
3.3
- Modelli previsionali delle conseguenze dell'aumento della
temperatura e dell'irradianza ultravioletta sulla dinamica
di popolazioni zooplanctoniche di interesse in acquacoltura.
(Dott. Maurizio Severini - Istituto di Fisica dell'Atmosfera
- Roma)
La linea di ricerca 3.3 vuol definire un metodo di diagnosi
e di previsione dell'impatto di un eventuale aumento della
temperatura dell'ambiente e dell'irradianza ultravioletta al
suolo sulla dinamica di popolazioni zooplanctoniche di
interesse in acquacoltura, al fine di individuare soglie di
allarme, procedure e dispositivi in grado di attenuare le
conseguenze negative sulla economicità e sostenibilità
ambientale dell'attività produttiva ittica.
3.4
- Stima statistica descrittiva di alcuni casi sperimentali
di incremento artificiale delle precipitazioni. (Prof.ssa
Francesca Gallo - Dip.to di Statistica, Università La
Sapienza di Roma)
La valutazione di efficacia del progetto di incremento
artificiale delle precipitazioni, realizzato in Puglia negli
anni 1991-94, è stata svolta a suo tempo dall'UCEA,
che ne ha presentato i risultati nel 1996, in occasione di
due convegni internazionali.
Quello che si propone nella linea di ricerca attuale è un
ulteriore approfondimento di effetti collaterali
eventualmente prodotti dagli interventi artificiali facendo
ricorso allo studio di altri dati, rispetto al 1996, quali
quelli radar e da radiosondaggi, nonché delle modalità
operative degli interventi artificiali..
3.5
- Impatto del cambiamento climatico sui sistemi agricoli:
ricerca di indicatori di tolleranza alla siccità.
(Dott. Enrico Brugnoli - CNR - Istituto per l'Agroselvicoltura,
Porano TR)
Oggetto dello studio della linea 3.5 saranno le variazioni
della concentrazione relativa degli isotopi stabili
dell'ossigeno e del carbonio nei tessuti e negli organi di
alcune specie erbacee (girasole, frumento e riso) e arboree
(castagno, pioppo e quercia); si individueranno, su detta
base, indicatori di tolleranza a stress ambientali, in
particolare alla siccità ed alle elevate temperature,
attribuibili a cambiamenti climatici, al fine di formulare
modelli previsionali di produttività agrarie in ambienti
caratterizzati presumibilmente da differente disponibilità
sia idrica del suolo, sia di vapor d'acqua.
Sottoprogetto
4 - Informazione e divulgazione dei dati
Il suo fine è il potenziamento delle strutture di diagnosi
del tempo e di diffusione dei dati.
Coordinatore dott. Giovanni Dal Monte.
4.1
- Diffusione informatizzata dei dati e dei risultati del
progetto CLIMAGRI. (Dott. Giovanni Dal Monte - UCEA
- Roma)
La linea di ricerca 4.1 fornirà un servizio nei confronti
di CLIMAGRI nel suo complesso, affinché i partecipanti
possano condividere dati e informazioni provenienti dalle
singole ricerche e diffondere all'esterno i dati ed i
risultati per promuovere più efficacemente l'azione
divulgativa.
4.2
- Potenziamento della modellistica meteorologica ad area
limitata finalizzata alla previsione agrometeorologica
operante in ambito MiPAF. (Dott. Andrea Buzzi -
ISAO-CNR - Bologna)
La linea di ricerca 4.2 specializzerà a fini agricoli, e
con un dettaglio molto maggiore dell'attuale, la previsione
a breve termine fornita dal modello del SIAN (Sistema
Informativo Agricolo Nazionale) ad area limitata denominato
DALAM. Partendo dai dati di input forniti dal Centro Europeo
di Reading, le nuove procedure consentiranno di giungere a
risoluzioni spaziali almeno doppie rispetto a quelle attuali
e daranno così un supporto ancora più curato alle
previsioni agrometeorologiche, che l'UCEA
prepara dal 26.4.1999 per la diffusione giornaliera sul
canale televisivo RAINEWS24
e per il sito INTERNET del MIPAF/UCEA.
4.3
- Diffusione internazionale dei dati e delle risultanze
raccolte da CLIMAGRI. (dott. Renè Gommes -FAO-
Roma)
Si tratta di una collaborazione con la FAO,
che mira al trasferimento delle metodologie, sviluppate nel
progetto, verso i Paesi in via di sviluppo gravitanti sul
Mediterraneo, oltre che alla cura di un sito INTERNET
multilingue specificamente sviluppato per l'informazione di
aggiornamento sullo stato dell'arte di CLIMAGRI.
Link : CLIMAGRImed
Mediterranean Component of Climagri Project
Con CLIMAGRI
si cominciano dunque ad affrontare alcuni problemi di
interesse agricolo dipendenti dai cambiamenti climatici; si
tratta di una ricerca attuale e di significativo spessore
scientifico, che può considerarsi il preludio di studi e
lavori che nel prossimo futuro potranno coinvolgere molte più
aree del comparto agrario. CLIMAGRI si può considerare, in
definitiva, il primo atto di un Programma effettivo di
protezione del Clima in Italia. L'augurio è che i risultati
siano all'altezza delle aspettative e dell'impegno profuso
per la realizzazione del progetto ed anche che altri settori
della vita civile affrontino i propri temi specifici legati
alle variazioni climatiche. In tal modo l'Italia potrà
svolgere adeguatamente, nel consesso internazionale, in
linea con le sue tradizioni culturali e scientifiche, il
ruolo, che le è proprio, di Paese sensibile alle
problematiche ambientali.
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