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CAMBIAMENTI
CLIMATICI E AGRICOLTURA | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Metodi per la valutazione dell'omogeneità e per l'estrazione di segnali da serie storiche di dati meteorologi Relatrice: Teresa Nanni Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima - CNR - Bologna Introduzione La
figura 1 propone una possibile classificazione dei fattori che possono
determinare segnali nelle serie di dati meteorologici, distinguendo tra
fattori reali e fattori di disturbo.A prescindere dalla loro origine,
tutte le disomogeneità hanno un importante aspetto in comune: esse
"nascondono" i veri segnali climatici e vanno pertanto
eliminate prima di procedere all'analisi dei dati. L'operazione per la
quale si eliminano le disomogeneità prende il nome di
omogeneizzazione.E’ importante sottolineare che l’omogeneizzazione
di una serie meteorologica è una operazione molto delicata e complessa,
che quasi mai restituisce una serie come essa sarebbe stata se non fosse
stata affetta da disomogeneità. Questo chiarisce il significato
essenzialmente estimativo
delle tecniche di omogeneizzazione e la differenza tra una serie omogenea
e una serie omogeneizzata. In
altre parole, si può dire che la procedura di omogeneizzazione
restituisce alla serie una “omogeneità relativa” (cioè, la serie
corretta mostra un andamento in linea con quello di serie provenienti da
stazioni vicine), cosa che è ben diversa dall'omogeneità
"vera". Infine, a livello operativo, l’omogeneizzazione è
sempre condotta rispetto ad un periodo della serie. In sostanza, si
rendono omogenei tutti i valori con quelli di un certo intervallo
temporale, generalmente il più affidabile, spesso il più recente (in
maniera da facilitare il successivo aggiornamento della serie). I dati
vengono corretti in maniera tale che appaiano come se fossero sempre
stati osservati sotto le condizioni operative esistenti nel periodo di
riferimento. Ciò equivale ad una perdita di informazioni dirette sui
periodi precedenti. L’omogeneizzazione, dunque, presenta dei
"costi", ma l’alternativa è possedere dei dati non
confrontabili e, quindi, non in grado di fornire indicazioni climatiche
realistiche, soprattutto per le analisi a lungo termine. Tecniche
di omogeneizzazione delle serie climatiche Il
tema dell’omogeneizzazione delle serie storiche di dati meteorologici
è attualmente oggetto di vivace dibattito nell’ambito della
letteratura scientifica internazionale. Schematizzando, in estrema
sintesi, i metodi utilizzati possono essere classificati in metodi
diretti e metodi indiretti. I primi si basano su informazioni, di solito
ricavate da studi di carattere storico (metadata), i secondi fanno uso
di tecniche statistiche, generalmente basate sul confronto con altre
serie storiche. Da
un punto di vista concettuale, naturalmente, i metodi diretti sembrano
molto più interessanti. Purtroppo però è molto frequente che i
metadata siano incompleti e imprecisi e comunque, anche in presenza di
una grande quantità di informazioni, accade sovente che sia molto
difficile trasformare notizie di carattere storico in dati quantitativi,
e quindi generalmente è molto difficile che una serie storica possa
essere omogeneizzata completamente senza utilizzare i metodi indiretti.L’equilibrio
tra le due metodologie è attualmente oggetto di ampie discussioni,
tanto che gruppi diversi di ricercatori adottano filosofie
di omogeneizzazione differenti.L'approccio del nostro gruppo
consiste nel far ampio uso dei metodi indiretti, valutando tuttavia
molto criticamente i risultati alla luce di tutte le informazioni
storiche disponibili.Il reperimento di queste informazioni richiede uno
studio approfondito che deve fondamentalmente riguardare i seguenti tre
aspetti: ·
il contesto storico ed organizzativo in cui è nata e si è
sviluppata la rete degli osservatori; ·
l'evoluzione della strumentazione utilizzata e delle metodologie
di osservazione adottate; ·
la storia dettagliata di ogni singola stazione della rete. Una
parte rilevante di questo lavoro è attualmente in corso di svolgimento
da parte del nostro gruppo nell'ambito di CLIMAGRI, come mostrato dal
precedente intervento di Maurizio Maugeri. Metodologie
di omogeneizzazione dirette Gli
strumenti più comunemente utilizzati per l’omogeneizzazione sono le
informazioni storiche sulle stazioni e gli strumenti in esse utilizzati.
Questi dati possono essere trovati nei registri delle stazioni o negli
annali meteorologici nazionali. Metodologie
di omogeneizzazione indirette La
maggior parte dei metodi di omogeneizzazione utilizza, in maniera
diretta o indiretta (tramite lo sviluppo di serie di riferimento), i
dati meteorologici di stazioni vicine a quella in studio. Per una data
variabile atmosferica, una serie di riferimento è, in generale, una serie storica costruita
mediando in maniera opportuna i dati omologhi di parecchie stazioni,
possibilmente molto vicine alla stazione “candidata”
all’omogeneizzazione. Il numero di stazioni utilizzate per costruire
la serie di riferimento dovrebbe essere abbastanza grande da mascherare
eventuali disomogeneità dei dati di riferimento. In realtà, il numero
esatto di stazioni dipende dalle finalità dell'analisi, dalla densità
della rete di stazioni e soprattutto dalla quantità dei dati a
disposizione. Formalmente, possiamo rappresentare i dati di una generica
serie “candidata” come somma di più termini. Sia X(t)
il valore al tempo t del parametro climatico X
che si vuole analizzare. Allora, possiamo scrivere:
dove
C(t) è la funzione di
tendenza di un ipotetico segnale climatico, IH(t)
è l’eventuale disomogeneità presente nel valore t-esimo
della serie ed e(t)
rappresenta un errore casuale. Utilizzando termini analoghi, la serie di
riferimento si rappresenta nella seguente forma:
Se
le due serie appartengono alla stessa regione climatica, possiamo
assumere che C(t) = C’(t)
per ogni valore di t. Inoltre,
se la serie di riferimento è supposta essere già omogenea, risulterà
sempre IH´(t)
= 0. Perciò,
se costruiamo la serie delle differenze, abbiamo:
Quindi
la serie delle differenze (Z(t)) esprime le disomogeneità della serie
"candidata"(IH(t)), rispetto alla serie di riferimento, più
un termine casuale di errore (d(t)). Appare
chiaro che l’efficacia di questo metodo risiede fondamentalmente nella
capacità di isolare le discontinuità della stazione studiata dalle
variazioni climatiche regionali. Difatti, le stazioni vicine sono
utilizzate proprio come indicatori del clima della regione circostante.
In sostanza, si accetta ragionevolmente come mutamento climatico una
variazione che trovi riscontro nelle stazioni vicine, mentre un
cambiamento che compaia solo nella stazione da esaminare viene
considerato di natura non climatica (C(t)
= C´(t)
nelle (1.1) e (1.2)). Questa considerazione di fondo mostra le
potenzialità insite nelle serie di riferimento, ma ne sottolinea anche
i limiti. Innanzitutto,
il segnale climatico regionale, introdotto nella serie della stazione
“candidata”, tende a cancellare nella serie in esame gli eventuali
segnali del suo microclima, interpretandoli sempre come disomogeneità.
Pertanto, l’impiego più appropriato di dati omogeneizzati si ha in
studi di carattere globale; ad esempio, nel creare ed analizzare serie
che forniscano l’andamento climatico medio di una certa regione oppure
nell’ambito di ricostruzione di un vasto database.
L’inconveniente principale delle serie di riferimento è che i dati
considerati come riferimento potrebbero non essere del tutto omogenei.
Ciò significa avere il termine IH’(t)
nella (1.2)diverso da
zero. Per evitare questo rischio, si può procedere al confronto di ogni
serie con tutte le (o con un definito numero di) altre serie e basare
poi la valutazione della presenza di eventuali inomogeneità su una
matrice decisionale che contiene tutte le informazioni relative alla
omogeneità relativa di ogni serie con tutte le (o con un definito
numero di) altre. La figura 2 sintetizza le metodologie adottate per la
costruzione delle serie riferimento. Un
ulteriore problema consiste nel fatto che talora tutte le serie di una
certa area presentano contemporaneamente la stessa disomogeneità. Ciò
accade, ad esempio, quando norme nazionali comportano cambiamenti che
vengono adottati simultaneamente da tutte le stazioni. In questo caso il
confronto con le stazioni vicine non è di alcun aiuto. Una
volta risolto il problema di cosa considerare come serie di riferimento,
la valutazione della omogeneità della serie "candidata" viene
effettuata mediante vari test statistici. La discussione dettagliata di
questi metodi esula però dallo scopo di questa presentazione. Qui
accenno solo brevemente al test di Craddock. Questo test è
stato sviluppato da Craddock per studiare serie di
precipitazioni. In seguito è stato variamente perfezionato. Ha il
merito di essere semplice e veloce e fornisce un segnale molto chiaro
nel caso di serie di temperatura, precipitazione e pressione. Il test
richiede una serie di riferimento omogenea. Esso accumula le differenze
normalizzate tra la serie “candidata” e la serie di riferimento. Nel
caso ideale di una serie omogenea, tracciando il grafico di queste
differenze cumulate in funzione degli anni, si dovrebbe ottenere una
linea orizzontale. Tuttavia, le diversità dei regimi climatici tra la
serie “candidata” e quella di riferimento introducono un “rumore
climatico” che causa leggere deviazioni (mai discontinuità, se la
serie è omogenea) da questa linea teorica. Se, invece, la curva si
discosta molto dallo zero e in un punto si registra una netta variazione
nella pendenza della curva, in quel punto è probabile che vi sia una
discontinuità della serie “candidata”. A questo stadio del
procedimento, si può confrontare il risultato con i metadata
della stazione a disposizione, valutando le correzioni da apportare alla
serie. Böhm,
R., Auer, I., Brunetti, M., Maugeri, M., Nanni, T., Schöner W., 2001:
Regional Temperature Variability in the European Alps 1760-1998 from
homogenised instrumental time series. Int. J. Climatol., 21, 1779-1801. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| Fig 1 | Fig 2 | Fig 3 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| Fig 4 | Fig 5 | Fig 6 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| Fig 7 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||