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Climagri
- Cambiamenti Climatici e Agricoltura
sottoprogetto
3:
Siccità,
desertificazione e gestione delle risorse idriche
lINEA
DI RICERCA 3.2:
"Programmazione
irrigua e analisi della gestione dell'acqua in relazione ai futuri cambiamenti
climatici."
Responsabile
della ricerca:
dott.
Marcello Mastrorilli
Ente:
Istituto
Sperimentale Agronomico, Bari
Introduzione
Negli ambienti a clima mediterraneo,
con estati siccitose, la gran parte del reddito agricolo deriva dai
sistemi colturali in irriguo.
Negli ultimi
decenni si è assistito ad una forte espansione delle aree irrigue.
La crescita della pratica irrigua è, però, frenata, oltre che
dalla cronica penuria di acqua di buona qualità dell'Italia del
Sud, dagli irregolari andamenti meteorologici che sono stati
registrati nelle ultime annate, soprattutto per quanto riguarda le
precipitazioni (fig. 1).

Figura
1. Precipitazioni annuali registrate presso la stazione
agrometeorologica di Foggia dell'Istituto Sperimentale Agronomico
dal 1951 al 2000.
Per diverse annate successive,
all'aumento dei valori di evaporaspirazione potenziale - anche
durante la stagione invernale (fig. 2) - è corrisposta una minore
piovosità. Ciò ha provocato alterazioni significative nelle
riserve idriche nelle falde, sia da un punto di vista quantitativo
che qualitativo.
L'espansione delle superfici
irrigabili e la maggiore durata della stagione irrigua determinano
una più intensa pressione
dell'agricoltura sulle falde sotterranee, che tendono ad
esaurirsi. L'abbassamento dei livelli delle falde aumenta i rischi
di intrusione marina, nelle falde delle zone costiere, o, nei casi
meno drammatici, fenomeni
stagionali di salinizzazione (fig. 3).
L'irrigazione con queste acque che
tendono a peggiorare la loro qualità nel corso della stagione
irrigua, o il ricorso generalizzato alle acque anomale (irrigazione
con acque salmastre o reflue) determina l'accumulo di sali lungo
il profilo di terreno (fig. 4).
Figura 2. Differenza tra le precipitazioni e l'evaporaspirazione
di riferimento registrate durante i mesi invernali presso la
stazione agrometeorologica di Foggia dell'Istituto Sperimentale
Agronomico dal 1951 al 2000.
Figura 3. Variazioni della salinità
(in dS m-1) di una falda di acqua "dolce" situata a
10 km dalla costa adriatica.
Figura
4. Salinità (in dS m-1) misurata lungo il profilo del
terreno a Metaponto (MT) alla fine di una stagione irrigua della
barbabietola utilizzando durante l'intero ciclo colturale acqua
dolce (profilo a sinistra) o salmastra (profilo a destra) e
alternando le due qualità di acqua (profilo al centro).
La ricerca agronomica ha messo a punto
le tecniche per agevolare l'allontanamento dei sali dalla zona di
terreno interessata dagli apparati radicali (drenaggio, lavorazioni,
arricchimento della sostanza organica per aumentare la stabilità
degli aggregati del terreno), ma queste non possono prescindere
dalle precipitazioni che, concentrandosi almeno nella stagione a
minor domanda evaporativa, saturano il terreno. La saturazione è la
condizione indispensabile per lisciviare il terreno dai sali in
eccesso.
Il ripetersi di annate caratterizzate
da scarsa pluviometria, con l'aumento della salinità del terreno
e la diminuzione delle risorse idriche rinnovabili, innesca i
processi di desertificazione.
Obiettivi
Data questa situazione di riferimento
e presa la Puglia come area di studio, la ricerca si
articolata in tre fasi:
-
reperimento
di serie storiche di dati agrometeorologici e determinazione
dell'ETref, dei consumi idrici delle colture più
rappresentative dell'area di studio; stima dei fabbisogni
irrigui in base al metodo del bilancio idrico realizzato con le
sequenze agrometeorologiche disponibili e le caratteristiche
podologiche tipiche dell'area di studio;
-
trasferimento
del metodo di calcolo dell'ETref e della stima dei fabbisogni irrigui negli scenari futuri
previsti per l'Italia Mediterranea;
-
indagine
sistematica per il controllo della qualità delle acque di
pioggia e delle falde.
Materiali e metodi
Da alcuni decenni l'Istituto
Sperimentale Agronomico cura il rilievo dei dati agrometeorologici
di alcune località in Puglia e Basilicata, sedi delle proprie
aziende sperimentali. Per la ricerca sono state selezionate le
stazioni agrometeorologiche di Foggia, Bitetto e Rutigliano, perché
rappresentative di realtà agricole diverse ed importanti dal punto
di vista economico.
Il modello adottato
per il calcolo dell'ET è quello di Penman-Monteith. E' stato
realizzato un software per la misura giornaliera dell'ETref
e del calcolo dell'ET per le principali colture erbacee irrigue
(pomodoro da industria e bietola da zucchero). Per il calcolo
dell'ET si è utilizzato il sia il coefficiente colturale (Kc)
"single" che il Kc "dual".
Per determinare il
momento dell'intervento irriguo e il volume di adacquamento, si
fatto ricorso ad un modello semplificato di bilancio idrico (figura
5). In pratica, l'irrigazione era prevista
ogniqualvolta che, per effetto dell'evapotraspirazione, si
esauriva la riserva idrica disponibile nello strato di terreno
interessato dall'apparato radicale. Il volume di adacquamento corrispondeva alla quantità di
acqua da restituire al terreno per ripristinare la riserva idrica
massima, calcolata come differenza tra la capacità idrica di campo
(CIC) e il punto di appassimento (PA)
Figura
5. Schematizzazione del bilancio idrico
Infine, in parallelo con queste
determinazioni, sono state individuate 20 località distribuite
lungo la costa pugliese (figura 6) nelle quali sono in corso i
rilievi sistematici (ogni 15 giorni) della qualità delle acque. La
conducibilità elettrica dell'acqua (CEw, espressa in
dS m-1) è il criterio utilizzato per definire la qualità
dell'acqua. In cinque località si preleva anche l'acqua di
pioggia per l'analisi qualitativa. In più, per ogni località è
stato previsto di analizzare il terreno dal punto di vista chimico e
fisico.
Figura 6. Localizzazione di alcune
falde e delle stazioni pluviometriche da cui provengono i campioni
per il monitoraggio della qualità delle acque:
|
di falda
|
di pioggia
|
LOCALITA'
|
AZIENDA
|
codice
|
LOCALITA'
|
AZIENDA
|
codice
|
|
Sannicandro
|
Fiorentino
|
FG1
|
Sannicandro
|
Idrov. Lauro
|
P1
|
|
Sannicandro
|
Libero
|
FG2
|
Manfredonia
|
Idrovora
|
P2
|
|
Lucera
|
Chiarella
|
FG3
|
Foggia
|
pod. 24
|
P3
|
|
Manfredonia
|
Carella
|
FG4
|
Rutigliano
|
I.S.A.
|
P4
|
|
Manfredonia
|
pod. 32
|
FG5
|
Carovigno
|
Greco
|
P5
|
|
Foggia
|
pod. 124
|
FG6
|
|
|
|
|
Molfetta
|
Scorbeto
|
BA1
|
|
|
|
|
Molfetta
|
Cooperativa
|
BA2
|
|
|
|
Molfetta
|
Le coppe
|
BA3
|
|
|
|
|
Rutigiano
|
I.S.A.
|
BA4
|
|
|
|
|
Mola
|
La Noira
|
BA5
|
|
|
|
|
Brindisi
|
Laghezza
|
BR1
|
|
|
|
|
Brindisi
|
Annichiarico
|
BR2
|
|
|
|
|
Taranto
|
Perniola
|
TA1
|
|
|
|
|
Taranto
|
D'Eredita
|
TA2
|
|
|
|
|
Lecce
|
I.S.T.
|
LE1
|
|
|
|
|
Lecce
|
Salve
|
LE2
|
|
|
|
|
Lecce
|
Ruffano
|
LE2
|
|
|
|
Risultati conseguiti nel primo anno
Durante il primo anno di attività è
stata condotta l'indagine sui consumi delle specie agrarie di
pieno campo più diffuse nei sistemi colturali del mezzogiorno:
pomodoro da industria e barbabietola da zucchero.
Le variabili prese in considerazione
durante la stagione colturale sono: evapotraspirazione di
riferimento (calcolata secondo il metodo di Penman-Monteith),
evapotraspirazione della coltura (adozione del Kc "dual") senza
limitazioni idriche (ripristino nel terreno, tramite irrigazione,
della riserva idrica massima, ogni qual volta si esauriva l'acqua
disponibile nel profilo di terreno interessato dall'apparato
radicale) e minerali, precipitazioni (giorni piovosi, pioggia
totale, e pioggia efficace) e variabili
irrigue (volume stagionale e numero di interventi).
Per quanto riguarda il pomodoro da
industria, è stata considerata la tipica stagione colturale, che si
estende da maggio fino a settembre, mentre per la barbabietola si è
ipotizzata la pratica più diffusa che consiste nel seminare in
autunno (stagione colturale da novembre a giugno).
|
|
|
Stagioni
di crescita
|
|
|
|
Pomodoro
|
Barbabietola
|
|
|
periodo
|
Etref
|
Pioggia
totale
|
Pioggia
utile
|
Etref
|
Pioggia
totale
|
Pioggia
utile
|
|
Foggia
|
1951-
- 2000
|
592,2
±
133,3
|
166,7
±
76,7
|
149,4
±
75,8
|
497,9
±
70,8
|
382,6
±105,0
|
303,5
±102,9
|
|
Rutigliano
|
1984 -
- 2000
|
576,4
±
117,4
|
128,4
±
64,5
|
105,3
±
62,9
|
529,2
±
63,5
|
403,3
±117,5
|
328,2
±112,1
|
|
Bitetto
|
1977 -
- 2000
|
503,2
±
35,8
|
116,2
±
55,0
|
93,9
±
49,0
|
528,5
±
26,4
|
313,1
±
161,0
|
240,7
±
136,8
|
Le precipitazioni durante le stagioni
di crescita non compensano la domanda climatica, soprattutto per
quanto riguarda la coltura a ciclo primaverile-estivo.
Se si considerano soltanto le piogge utili (> 5 mm d-1),
le differenze tra apporti e perdite di acqua diventano ancora più
consistenti (tab. 1).
Tabella
1. Richiesta evapotraspirativa dell'ambiente (ETref) e apporti
naturali di acqua in tre località; dati (in mm) medi del periodo di
rilievo e deviazione standard (in corsivo).
In queste
condizioni climatiche le colture possono essere effettuate solo se
l'irrigazione rientra nelle pratiche colturali. La tabella 2
riporta i dati di ET calcolata per le due specie esaminate, i volumi
irrigui stagionali, necessari per evitare che le colture si trovino
in condizioni di stress idrico, il numero di interventi irrigui per
ciascuna stagione e la quantità di acqua che si perde per drenaggio
(dovuto alle precipitazioni che si verificano quando il terreno è
prossimo alla saturazione o superiori alla capacità di trattenuta
del terreno stesso).
Tabella 2. Fabbisogni irrigui (ETc, in mm), volume irriguo
stagionale (in mm), n° adacquamenti e acqua perduta per drenaggio
(in mm) in tre località; dati medi del periodo di rilievo e
deviazione standard (in corsivo).
|
|
pomodoro
|
|
|
periodo
|
Etc
|
volume
irriguo
|
numero
interventi
|
drenaggio
|
|
Foggia
|
1951-
- 2000
|
553,8
±
133,7
|
431,3
±
149,6
|
17,8
±
7,9
|
57,2
±
44,1
|
|
Rutigliano
|
1984 -
- 2000
|
521,3
±
125,9
|
411,1
±
125,7
|
16,2
±
6,4
|
36,5
±
37,5
|
|
Bitetto
|
1977 -
- 2000
|
447,4
±
38,4
|
345,9
±
55,0
|
12,7
±
2,0
|
28,8
±
25,6
|
|
|
barbabietola
|
|
|
periodo
|
Etc
|
volume
irriguo
|
numero
interventi
|
drenaggio
|
|
Foggia
|
1951-
- 2000
|
492,6
±
71,2
|
246,3
±
88,9
|
8,4
±
3,1
|
164,3
±
84,3
|
|
Rutigliano
|
1984 -
- 2000
|
532,8
±
71,3
|
287,7
±
85,2
|
9,5
±
1,9
|
187,5
±
98,8
|
|
Bitetto
|
1977 -
- 2000
|
521,9
±
28,1
|
314,6
±
78,8
|
9,6
±
2,3
|
131,5
±
100,4
|
Per quanto riguarda le due specie
prese in considerazione, si nota che nonostante i fabbisogni idrici
medi totali siano comparabili, il pomodoro richiede volumi irrigui
stagionali maggiori rispetto alla bietola. Questa specie, infatti,
compie una parte del proprio ciclo colturale tra la fine
dell'autunno e l'inverno, caratterizzati da maggior piovosità,
spesso sufficiente a soddisfare i fabbisogni idrici delle colture.
Non è casuale, infatti, che - sempre per la bietola - i valori
stimati di drenaggio indicano come oltre il 50 % dell'acqua di
pioggia si perda senza essere utilizzata dalle piante. Le
precipitazioni, infatti, sono assai più frequenti durante i primi
stadi fenologici che richiedono minori fabbisogni idrici.
I valori di "standard deviation"
denunciano l'elevata variabilità interannuale della richiesta
evapotraspirativa e, di conseguenza, dei volumi irrigui stagionali.
A titolo di esempio nella figura 7 si riportano gli andamenti dei
volumi richiesti durante la stagione di crescita dalla coltura di
pomodoro a Rutigliano. Mediamente sono necessari 411 mm per
soddisfare pienamente le esigenze idriche di questa coltura, ma i
valori sono variati da un minimo di 152 mm (nel 1999, distribuiti in
5 interventi) a 598 mm (nel 1985, con 27 interventi irrigui). I due
principali parametri agrometeorologici che determinano questa
variabilità sono l'ETref e le piogge efficaci. Nel
1999 ad un bassa domanda evapotraspirativa dell'ambiente (324 mm
durante la stagione di crescita del pomodoro) è corrisposta una
buona quantità di pioggia efficace (263 mm) regolarmente
distribuita durante il ciclo colturale (0 mm di acqua percolata);
nel 1985 l'ETref è
stata pari a 768 mm e le piogge efficaci si sono ridotte a 96 mm, di
cui 15 mm sono stati persi per drenaggio.

Figura 7. Valori cumulati dei volumi irrigui decadali simulati per la
coltura di pomodoro a Rutigliano in 17 annate (dal 1984 al 2000).
La
elevata domanda evapotraspirativa, associata alla scarsa piovosità,
determina le condizioni che favoriscono il maggior prelievo di acque
dalle falde per far fronte alle esigenze delle colture. La qualità
dell'acqua di una falda sottoposta a prelievi ripetuti potrebbe
peggiorare. A questo scopo, sono stati ispezionati regolarmente
diversi pozzi, localizzati lungo la costa pugliese,
che attingono a
falde di diversa natura. I risultati di questo monitoraggio sono
sintetizzati nella figura 8 in cui si riportano le variazioni della
salinità (in dS m-1) dell'acqua di falda, misurata
durante il periodo aprile 2001 - maggio 2002. I 18 siti di
campionamento sono stati ripartiti in tre aree geografiche: quella
centrale, con i 5 pozzi della provincia di Bari,
quella a Nord (6 siti in provincia di Foggia) e quella
salentina (2 punti di campionamento in provincia di Brindisi, 3 in
quella di Lecce e 2 in provincia di Taranto).
In
provincia di Bari, i due siti più interni (BA4 e BA2 a circa 7 km
di distanza dalla costa, dove la falda si situa ad oltre 120 di
profondità) mostrano valori di salinità contenuti ed accettabili
dal punto di vista agronomico. La falda "BA4", gestita da un
privato per la propria azienda agraria non mostra variazioni di
conducibilità elettrica; al contrario, la qualità dell'acqua del
pozzo BA2 tende a peggiorare con il proseguire della stagione
irrigua: dai valori iniziali di 1,2 dS m-1 si passa a 2,6
in autunno. Questo andamento potrebbe indicare un possibile rischio
di salinizzazione della falda. Infatti, mentre il pozzo che attinge
dalla prima falda è utilizzato per irrigare una sola azienda di
modesta superficie, nel secondo caso diversi agricoltori si sono
consorziati per realizzare un pozzo e portare l'acqua, in
tubazioni superficiali, alle aziende orticole dislocate lungo la
costa e frequentemente prelevano l'acqua tutti contemporaneamente,
in funzione dell'andamento meteorologico. In prossimità della
costa (BA1, BA3 e BA5) la salinità dell'acqua di falda è più
elevata (oltre 5 dS m-1) e può essere utilizzata in
agricoltura solo con forti limitazioni.

Figura 8. Variazioni della salinità (in dS m-1)
dell'acqua di falda, misurata durante il periodo aprile 2001 -
maggio 2002, in 18 siti di campionamento.
In
provincia di Foggia, i pozzi localizzati nella zona di Capitanata
(FG3 e FG6) mostrano un'ottima qualità, mentre nella zona di
Manfredonia (FG4 e FG5) la salinità dell'acqua di falda risulta
troppo elevata per essere utilizzata ai fini irrigui senza le dovute
precauzioni. Il monitoraggio della qualità delle acque provenienti
dai due pozzi della zona di Lesina (FG1 e FG2) rivela oscillazioni
della salinità tra i successivi campionamenti. Queste fluttuazioni
dei valori di conducibilità elettrica potrebbero essere attribuiti
al fatto che le falde sono superficiali (a pochi metri di profondità
dalla superficie del terreno), pertanto soggette ad una maggiore o
minore concentrazione dei sali a seconda dell'entità dei prelievi
da parte degli agricoltori e degli apporti
da parte degli eventi meteorici.
Nella
zona salentina le acque esaminate non mostrano particolari difetti
di qualità, ad eccezione di BR1 che si caratterizza per una estrema
variabilità tra i prelievi (da 1 a 5 dS m-1). Questo
sito è localizzato nelle vicinanze della costa (< 1 Km), in una
zona balneare, in cui nei mesi primaverili-estivi, ai consumi
determinati dalla maggior richiesta degli agricoltori, si sommano
quelli dei turisti che popolano le numerose abitazioni presenti
nella zona e che utilizzano l'acqua della stessa falda
per usi spesso diversi (orti domestici, giardini, pulizia,
ecc.). Tale coincidenza potrebbe spiegare gli aumenti di salinità
dalla primavera alla fine dell'estate. Dall'autunno in poi i
valori di salinità dell'acqua tendono a diminuire, per i minori
prelievi di acqua e per il sopraggiungere delle piogge che
contribuiscono ad alimentare le falde. Si fa presente, infine, che
dai pozzi "LE2" e "TA2" si attinge l'acqua per
l'irrigazione di un oliveto e di un pescheto; per questo motivo i
campioni si prelevano limitatamente al periodo dell'esercizio
irriguo e non continuativamente.
Prospettive future
La
ricerca proseguirà secondo le due direttive previste:
1.
utilizzare la metodologia, messa a punto e
calibrata durante il primo anno di attività, per calcolare i
fabbisogni irrigui delle specie agrarie che occupano un ruolo
preminente negli attuali sistemi colturali, alla luce degli scenari
climatici futuri;
2.
continuare il monitoraggio dello stato qualitativo delle
falde da cui si emunge l'acqua per l'irrigazione al fine di
individuare le interconnessioni tra la domanda climatica, il
fabbisogno irriguo e il degradamento della qualità dell'acqua.
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