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RISULTATI PRELIMINARI SUGLI EFFETTI DELLA RADIAZIONE
UV ATMOSFERICA SULLA DINAMICA DI SVILUPPO DI COORTI DI XENOPUS LAEVIS
NELLO STADIO LARVALE
Pubblicato per gli atti
dell'XI° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ecologia
Parco Nazionale del Circeo - Sabaudia 12-14 settembre 2001
Dattilo A. M., Severini M., Carlini
L.
Istituto di Fisica dell'Atmosfera (IFA-CNR)
via del fosso del cavaliere, 100 - 00133 Roma
arduino.dattilo@dns.ifa.rm.cnr.it
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RIASSUNTO
Esistono ormai dati certi sull'incremento
della radiazione ultravioletta al suolo dovuto principalmente alla
diminuzione della concentrazione d'ozono stratosferico, anche alle
medie latitudini. Molte ricerche sono state condotte sull'interazione
fra gli organismi viventi e la parte di ultravioletto atmosferico
relativa alla banda spettrale 280-320 nm.
Quando le dosi di radiazione sono tali da non determinare mortalità,
effetti sub-letali (diminuzione di biomassa, riduzione della mobilità,
ritardo di sviluppo) sono comunque misurabili negli organismi viventi
oggetto di studio.
L'intento di questo lavoro è di mettere in evidenza gli effetti
sub-letali a scala macroscopica della radiazione UV atmosferica
su coorti di Xenopus laevis in sviluppo nello stadio larvale.
Sono state utilizzate tre coorti: una coorte ha svolto la funzione
di controllo e per l'intera durata dello stadio larvale è
stata allevata in laboratorio in condizioni controllate (temperatura
costante 24.0 ± 0.3 °C; assenza di radiazione solare).
Medesima procedura è stata seguita per le altre due coorti,
con l'unica differenza di un'esposizione a radiazione solare con
cadenza giornaliera, per tutta la durata dello stadio larvale. I
tempi di esposizione alla radiazione sono stati differenti e tali
da produrre, in un caso, dose media giornaliera di irradianza UV
di 334 Jm-2d-1 , mentre nell'altro caso la dose media giornaliera
è stata di 1290 Jm-2d-1.
Un primo effetto delle diverse dosi di radiazione agenti sulle coorti
è stato di determinare differenti percentuali di mortalità.
Un'analisi più accurata sulla dinamica di sviluppo negli
stadi larvali ha permesso di evidenziare variazioni delle velocità
di raggiungimento dello stadio di maturazione delle coorti esposte
rispetto al controllo.
Il metodo d'indagine è, a nostro avviso, tale da suggerire
il ruolo di indicatore biologico della specie considerata. La sensibilità
a lievi variazioni dell'ambiente fisico nel quale si trova a svilupparsi
potrebbe rivelare nuovi aspetti sull'interazione tra cambiamenti
climatici ed equilibrio degli ecosistemi.
Parole chiave: UV, dinamica di sviluppo, effetti sub-letali., indicatore
biologico.
1- INTRODUZIONE
Esistono molteplici evidenze sperimentali
riguardo gli effetti della radiazione ultravioletta (UV) su organismi
viventi.
Gli effetti hanno inizio quando una molecola di importanza biologica
assorbe energia (fotoni) dalla radiazione UV. Le molecole biologiche
più interessate sono gli acidi nucleici e in misura minore
le proteine (Harm, 1980). L'assorbimento, nella molecola di DNA,
avviene da parte delle basi azotate con formazione di fotoprodotti
(dimeri pirimidinici e fotoprodotti 6-4) (Errera 1952). Queste alterazioni
del filamento necessitano di tempo per essere riparate (Freifelder
1987, Buma et al. 1997), e nel caso che il loro numero risultasse
molto elevato si potrebbe verificare la mancata replicazione del
filamento (Mitchell and Karentz, 1993).
E' stato provato che la radiazione UV è in grado di ridurre
il tasso di metabolismo e la capacità riproduttiva di cellule,
batteri e virus (Kumar et al. 1996, Sinha and Hader 1997, Rajagopal
et al. 1996).
Una serie di lavori vertono sugli effetti della radiazione UV su
specie viventi acquatiche. Gli studi sono iniziati più di
75 anni fa (Huntsman, 1925) e confermati nel corso degli anni e
recentemente (UNEP, 1998)
E' stato riscontrato che l'aumento, a livello del mare, della radiazione
UV atmosferica (nella banda UV-B 280-320nm) determina una maggiore
concentrazione del fitoplankton verso maggiori profondità:
la stretta relazione fra questo organismo e la quantità di
radiazione visibile fa si che a profondità più elevate
la produttività risulti notevolmente ridotta (Smith, 1989).
In più, l'esposizione ad UV-B ne compromette la motilità
(Worrest, 1986; Hader, 1993a,b), induce cambiamenti nella struttura
del DNA (Karentz, 1991, Buma et al. 1995, 1997), causa decolorazione
dei pigmenti fotosintetici (Ekelung and Hader, 1988) e riduce la
capacità di orientamento rispetto alla luce e alla gravità
(Hader and Hader 1988, 1990).
Sullo zooplancton l'esposizione ad UV-B produce danni irreversibili
tali da portare alla morte l'organismo (Peak et al. 1982), riduzione
della fecondità (Damkaer 1982), riduzione della capacità
di riparare i danni (Smith 1989), inibizione della crescita e diminuzione
della biomassa (Siebeck et al. 1994a,b, 1999, Zagarese et al. 1994,
Hurtubise 1998).
Effetti sono stati osservati su piante esposte a radiazione UV-B
atmosferica (Tevini and Taramura 1989, Saile-Mark and Tevini 1997),
su specie anfibie (Blaustein et al. 1997a,b) e sull'uomo (Diffey
and Oakley 1987, Gange 1986, Farr et al. 1988). Recentemente (Wiegleb
Edstrom et al. 2001) ricerche sono state condotte sull'azione dell'UV-A
e radiazione visibile sulla pelle umana riscontrando mutazioni delle
sequenze di basi azotate del DNA.
Nel 1979 Hunter et al. hanno condotto un esperimento esponendo ad
UV-B delle acciughe dei mari del nord negli stadi di uovo e di larva.
Gli effetti che hanno osservato sono lesioni al cervello e agli
occhi, dispersione dei pigmenti all'interno dei melanofori e, di
grande interesse per noi, ritardo di crescita e ritardo dello sviluppo.
In base all'ipotesi che un ritardo nella replicazione del filamento
di DNA indotto da UV-B produca un effetto, non letale e potenzialmente
misurabile, a scala macroscopica abbiamo realizzato un esperimento
per osservare se la radiazione UV atmosferica produce un aumento
dei tempi di maturazione di coorti di Xenopus laevis ad essa esposte,
rispetto le coorti non esposte.
2 - MATERIALI E METODI
In base all'esperienza sulla dinamica
di popolazione di piante e artropodi (Severini et al. 1990a,b; Severini
et al. 1996) e su esperimenti di laboratorio, riguardo lo sviluppo
a temperatura costante di anfibi e anostraci (Guglielminotti 1994,
Carlini 2000) ed effetti di stress su una popolazione di anfibi
(Dattilo 1999, Bracchini 1999), abbiamo condotto questo esperimento
sulla modifica della dinamica di sviluppo di coorti di X. laevis
esposti a radiazione UV atmosferica. Secondo noi gli effetti di
uno stress tale da non produrre mortalità (stress blando),
possono essere rivelati con maggiore chiarezza su coorti di individui
piuttosto che sui singoli. In genere la dinamica di sviluppo di
coorti a temperatura costante (24°C) e sotto le medesime condizioni
(controllate) sperimentali ha un andamento caratteristico: ciò
ha permesso di determinare, entro i limiti della variabilità
genetica, distribuzioni dei tempi di maturazione sempre dello stesso
tipo.
L'esperimento che ci siamo proposti di eseguire è stato di
verificare in che modo la radiazione UV atmosferica fosse in grado
di modificare la dinamica di sviluppo, e in particolare la distribuzione
dei tempi di maturazione, di coorti di X. laevis nello stadio larvale.
In tre differenti microcosmi (acquari) sono state allevate tre diverse
coorti provenienti dalla stessa oviposizione. Due coorti sono state
esposte, giorno per giorno, alla radiazione con tempi di esposizione
(dosi) differenti. Un'altra coorte non è stata esposta a
radiazione e ha quindi svolto la funzione di controllo. Ogni giorno
tutti gli individui delle coorti sono stati osservati e catalogati
in stadi di sviluppo secondo lo schema di Nieuwkoop & Faber
(1956); ciò ha permesso di controllare, durante tutto l'esperimento,
l'avanzamento delle coorti attraverso lo stadio larvale e di registrarne
le "velocità" di sviluppo. L'analisi dell'indice
di avanzamento attraverso gli stadi e della distribuzione dei tempi
di maturazione ha permesso di evidenziare le modalità d'azione
della radiazione UV atmosferica sulla dinamica di sviluppo delle
coorti esposte rispetto il controllo.
2.1- Matrici Stadio Frequenza, indice d'avanzamento, distribuzione
dei tempi di maturazione
Un vivente qualsiasi, nel corso della
propria vita, passa attraverso una successione ordinata di stadi
di sviluppo (Manly, 1974). La definizione di questi stadi è
arbitraria; Tuttavia, indicando questi con
k=1,2,
, K
il ciclo vitale di
un vivente può essere rappresentato da un modello compartimentale (Fig.
1), dove k=1 indica il
primo stadio dopo la nascita e k=K
indica lo stadio precedente la morte:

Fig. 1:
Rappresentazione compartimentale degli stadi del ciclo vitale di un
vivente.
Tutti gli individui appartenenti alla specie del vivente considerato
passano attraverso la stessa successione di stadi, ma di solito,
lo fanno in tempi diversi. Di conseguenza, un insieme di viventi
della stessa specie che vivono nello stesso ambiente (popolazione)
risulta, in qualsiasi istante, distribuito tra i diversi stadi del
ciclo vitale (popolazione strutturata). Indicando con j (j= 0, 1,
, J) l'indice temporale (ad esempio i giorni dell'esperimento)
a partire da un istante (giorno) iniziale j=0, lo sviluppo di una
popolazione, nei k stadi, è rappresentato dal vettore
(1)
dove nj,k indica il numero (la frequenza)
di individui presenti nello stadio k-esimo al giorno j fissato.
Giorno per giorno, al variare di j, questo vettore assume valori
differenti (la popolazione è un sistema dinamico che evolve
nel tempo); ordinando i vettori in una matrice si ottiene la distribuzione
della popolazione negli stadi, al variare del tempo.
(2)
Questa matrice è nota col nome
di matrice Stadio-Frequenza (Manly, 1974).
Sommando i termini di una riga si ottiene il numero di individui
(vivi) al giorno j-esimo:
(3)
Il vettore della prima riga della
matrice
(4)
esprime la condizione iniziale della
popolazione. Esso indica il numero di individui che si trovano nei
diversi stadi nel giorno (considerato) iniziale. Nel caso che questo
vettore possieda tutte componenti nulle tranne la prima
(5)
diremo che la popolazione rappresenta
una coorte di individui.
Nel presente lavoro le popolazioni
sono tutte delle coorti; per esse verrà considerato solo
una parte del ciclo vitale, un suo sotto-insieme composto da una
classe di stadi che ha inizio con k=1 e termina con k=k* (metamorfosi).
A questo scopo è stata definita una nuova matrice
(6)
che chiameremo matrice stadio-frequenza
modificata ottenuta dalla matrice stadio-frequenza (2) in cui, la
prima riga è il vettore definito in (5) e l'ultima colonna
è composta da termini (mj,k*) che rappresentano il numero
di individui che hanno raggiunto o superato lo stadio k*-esimo.
Se ci riferiamo ad una coorte m0,k* = 0. Questi nuovi elementi (somma
degli individui da k* fino a K di (2)) sono:
(7)
dove il secondo termine della (7)
rappresenta la somma degli individui morti dal giorno 0 fino al
giorno j , e dallo stadio k* fino K.
La rappresentazione dell'ultima colonna della matrice (6) permette
di visualizzare come, nel tempo, si riempie lo stadio k* e, ancor
più, permette di calcolare il flusso giornaliero di individui
in esso entrante:
(8)
Avendo definito k* come stadio di
maturazione della coorte allora la variazione nel tempo di rj,k*
rappresenta la distribuzione dei tempi di maturazione.
Attraverso la matrice (6) è possibile calcolare anche l'indice
(9)
che assume valori crescenti (talvolta
stazionari) col passare del tempo, cioè all'aumentare di
j. Lo sviluppo di una popolazione, infatti, è un fenomeno
irreversibile ed i suoi individui, se non muoiono, col trascorrere
del tempo, devono raggiungere stadi di sviluppo con k sempre maggiori.
Il valore sj, pertanto, può essere considerato come un indice
d avanzamento attraverso gli stadi della popolazione. Si può
notare che per k=k* la (9) presenta un valore asintotico. A causa
della arbitrarietà della definizione degli stadi del ciclo
vitale, l'indice di sviluppo sj non può essere considerato
una misura dello sviluppo della popolazione. Esso, tuttavia, risulta
utile per mettere in evidenza quei casi in cui due campioni della
stessa popolazione si sviluppino a diverse velocità.
2.2 Apparato sperimentale
L'esperimento è stato condotto
presso il laboratorio di Bioclimatologia situato al 3° piano
del dipartimento di fisica "E. Fermi" dell'università
"La Sapienza" di Roma, e presso il terrazzo del medesimo
dipartimento. In laboratorio sono stati costruiti appositi acquari
ad elevata capacità termica ognuno composto da un acquario
in vetro all'interno di un contenitore , più grande, in plastica
rivestito di materiale opaco e isolante (rubatex). Nell'intercapedine
fra l'acquario in vetro e il contenitore in plastica circolava acqua
distillata a temperatura costante creando così le condizioni
di bagno termico. Un sensore immerso nell'acqua dell'intercapedine
ha permesso di controllare 24 ore al giorno la costanza della temperatura.
Le dimensioni di ciascun acquario erano (0.51´0.31´0.35)m
per un volume di 0.055m3, ossia 55 litri di acqua in cui sono stati
allevate le larve di X. Laevis. Ogni vasca veniva poi coperta da
un coperchio in plastica anch'esso rivestito in rubatex.
In Fig. 2 è riportata la vista laterale del sistema.

Fig. 2: Vista laterale di uno dei
tre sistemi per l'allevamento delle coorti.
Un sistema idraulico ha permesso di
far circolare nell'intercapedine acqua a temperatura costante. In
una vasca di plastica (denominata V) veniva portata l'acqua distillata
(circa 80 litri) alla temperatura desiderata per mezzo di un sistema
di termoregolazione; questo era composto da un termoregolatore (Eurotherm
mod. 91), un cavetto riscaldante (Dupla 60W) e da un sensore di
temperatura per misure in acqua (PT100). L'acqua riscaldata alla
temperatura di (24.0±0.3)°C, attraverso un tubo in gomma
e per mezzo di una pompa, veniva immessa nell'intercapedine forzando
così la temperatura dell'acqua all'interno dell'acquario
con gli animali. Un tubo di scarico riportava l'acqua alla vasca
in plastica V, chiudendo così il circolo del bagno termico.
E' stato verificato che, quando viene a mancare l'alimentazione
elettrica del termoregolatore, questo tipo di sistema riesce a mantenere
per cinque ore la variazione di temperatura dell'acqua nell'acquario
in vetro entro il grado centigrado. La visione schematica dell'intero
apparato sperimentale è riportata in Fig. 3

Fig. 3: Schema dell'apparato di alimentazione dell'acqua a temperatura
costante per il bagno termico di uno dei sistemi di allevamento
delle coorti.
A secondo del tempo di esposizione a radiazione solare i tre acquari
(contenenti le tre coorti) sono stati indicati con: A150, A600,
A0. Il numero a pedice indica i secondi di esposizione, per giorno,
a radiazione solare: "150" indica 150 secondi di esposizione,
"600" indica 600 secondi di esposizione e "0"
indica nessuna esposizione, cioè acquario di controllo.
Per l'esposizione alla radiazione solare si sono usate delle vasche
rettangolari in plastica, di colore bianco all'interno e nero al
di fuori. Le dimensioni erano (0.5´0.30´0.12)m. Le vasche
venivano posizionate ad una distanza di circa tre metri dagli strumenti
di misura della radiazione e su apposite staffe al fine di isolare
dalla superficie di appoggio. Le misure sono state condotte nella
banda spettrale UV-B (280-320nm) anche se i valori ambientali di
radiazione atmosferica di lunghezza d'onda inferiore a 294nm sono
praticamente nulli (<10-4 Wm-2; dato fornito da G-MET). Una coorte,
durante i 70 giorni di esperimento, ha ricevuto mediamente una dose
di 334 Jm-2d-1, l'altra una dose media di 1290 Jm-2d-1. Per fare
ciò, l'irradianza (Wm-2) misurata dallo strumento (UVBT Scintec
Sensors) è stata moltiplicata per il tempo di esposizione
(150s e 600s). Si è ottenuta così la dose giornaliera
(Jm-2d-1) di radiazione UVB a cui è stata esposta ciascuna
coorte.
L'andamento in Fig. 4 si riferisce ai valori ambientali di irradianza
misurata durante il periodo di sperimentazione (70 giorni), mediati,
giorno per giorno, nell'intervallo orario 12.00-14.00 (fascia oraria
nella quale è avvenuta l'esposizione delle coorti).

Fig.4: Valori di irradianza (regione
spettrale 280-320nm) agenti giornalmente sulle coorti.
2.3- Descrizione dell'esperimento
Nell'esperimento abbiamo utilizzato
tre coorti provenienti dalla medesima coppia di adulti. Una coorte
è stata allevata in laboratorio, in assenza di luce per tutta
la durata dell'esperimento, e ha svolto la funzione di coorte di
controllo. Le altre due coorti hanno subito il medesimo trattamento
a differenza di una esposizione giornaliera, con tempi differenti
per le due coorti (150 secondi e 600 secondi), a radiazione solare
atmosferica. E' stata prestata la massima attenzione nel garantire
che lo sviluppo delle coorti sottoposte ad esperimento, avesse luogo
in condizioni uguali, soprattutto per quel che riguarda la qualità
e la costanza della temperatura dell'acqua negli acquari e durante
l'esposizione a radiazione, la composizione e la somministrazione
della dieta, i metodi di osservazione. Come già scritto l'unica
eccezione riguarda l'esposizione a radiazione solare per le due
coorti.
Tre giorni prima del giorno stabilito come inizio dello sviluppo
delle coorti (j=0), un maschio adulto di X. laevis è stato
inoculato con ormoni gonadotropi nel sacco dorsale linfatico (profasi
HP, serono, 300 unità diluita in 0.5 cc di soluzione fisiologica).
Il giorno successivo è stata eseguita la stessa inoculazione
nello stesso maschio. Il terzo giorno, infine, lo stesso maschio
ha subito per la terza volta lo stesso trattamento, ma questa volta
è stata inoculata, con una dose doppia di quella del maschio
(600 unità in 10 cc di soluzione fisiologica) anche una femmina
adulta di X. laevis. Il trattamento descritto aveva lo scopo di
assicurare l'accoppiamento degli adulti inoculati e l'oviposizione
nei tempi previsti. Infatti, dopo l'ultima inoculazione, il maschio
e la femmina sono stati posti in un acquario alla temperatura di
20 °C, al buio, nel quale ha avuto luogo l'accoppiamento. Il
giorno successivo (15-17 ore dopo l'inizio dell'accoppiamento) hanno
deposto circa 800-1000 uova fecondate. Questo è stato assunto
come il giorno iniziale dello sviluppo delle coorti, il giorno al
quale è stato attribuito l'indice j=0 (vedi 2.1 "matrici
stadio frequenza").
Attraverso un sistema di monitoraggio e controllo della temperatura
si è garantita una temperatura di 24°C dell'acqua in
cui sono state deposte le uova (temperatura alla quale si sono poi
sviluppate le coorti di X. laevis).
Soltanto il terzo giorno dopo l'oviposizione (j=3), quando i nuovi
nati sono passati dallo stadio embrionale a quello larvale, sono
stati scelti, in modo casuale, tra di essi 300 individui e sono
state formate le tre coorti, ancora una volta scegliendo a caso
gli elementi della stessa, da impiegare nell'esperimento. Queste
tre coorti sono state trasferite dall'acquario di oviposizione negli
acquari A0 e A150 e A600, sterilizzati in precedenza (mediante soluzione
di permanganato di potassio), e contenenti acqua a 24 °C.
Il quinto giorno dopo l'oviposizione (j=5), quando nelle larve di
X. laevis (girini) era in atto la formazione dell'apparato digerente,
ha avuto inizio la somministrazione del cibo. La dieta giornaliera
dei girini è consistita in un infuso di ortica, preparata
come segue: ogni giorno 13 g di polvere di ortica sterilizzata e
virus-esente venivano chiusi in un sacchetto di seta che non ne
lasciava passare i granelli e fatti bollire per 40 minuti in un
becker. Dopo un'accurata ed energica strizzatura nell'acqua di bollitura,
il sacchetto veniva posto in un forno a 110 °C per la determinazione
del residuo secco. Diluendo l'acqua di bollitura, contenente in
media 10 g di ortica, in 600 cc di acqua di rubinetto, è
stato preparato l'infuso di ortica somministrato ai girini nella
misura di 300cc per acquario.
La somministrazione di cibo ha reso necessaria la pulizia periodica
degli acquari. Le particelle d'ortica non consumate, i rifiuti organici
dei girini, nonché gli eventuali girini morti, accumulati
sul fondo degli acquari, avrebbero potuto pregiudicare la qualità
dell'acqua. Allo scopo di evitare questo pericolo e garantire ai
girini una ossigenazione adatta la pulizia degli acquari è
stata effettuata a giorni alterni, insieme al ricambio completo
dell'acqua.
Il sesto giorno dall'oviposizione (j=6) è iniziata l'esposizione
a radiazione solare atmosferica per due delle tre coorti. Tutte
le larve sono state pescate e contate (100 elementi ognuna coorte),
due coorti sono state poste in vasche in plastica bianca contenenti
15 litri di acqua e posizionate in terrazzo (sopra opportuni spessori
per isolare dalla superficie dello stesso) ed esposte alla radiazione.
Al termine dell'esposizione è stata controllata la temperatura
dell'acqua contenente le due coorti (al fine di garantire la costanza
della temperatura entro 0.3°C) per poi essere riposizionate
negli acquari in laboratorio.
Dall'undicesimo giorno successivo all'oviposizione (j=11) i girini
hanno raggiunto un grado di robustezza tale da poter essere posti
senza danni sotto un microscopio, ma le osservazioni sistematiche
(giornaliere) hanno avuto inizio il giorno ventesimo (j=20). Questo
è accaduto quando i girini nei tre acquari avevano raggiunto
mediamente lo stadio 50 della classificazione di riferimento di
Nieuwkoop and Faber (1956).
Dopo essere stati pescati dal proprio acquario, i girini sono stati
posti, uno per uno, in una capsula Petri, sono stati osservati,
uno per uno, al microscopio binoculare stereoscopico (Leica, modello
MS 5, ingrandimento massimo 40´) ed attribuiti, uno per uno,
ad uno degli stadi della classificazione di Nieuwkoop and Faber.
Nel nostro esperimento sono stati presi in considerazione gli stadi
che, secondo la classificazione, vanno dal 48 al 58, cioè
dal termine della formazione dell'intestino all'inizio della metamorfosi.
In tali stadi, il carattere che meglio evidenzia il processo di
sviluppo e che consente di individuare con maggiore facilità
lo stadio raggiunto è la morfologia degli arti posteriori
e anteriori.
3- RISULTATI E DISCUSSIONE
Le osservazioni giornaliere dei girini
delle coorti e la loro attribuzione ad uno degli stadi di sviluppo
hanno permesso di costruire le matrici stadio-frequenza modificate
definite in (6) di 2.1.

Fig. 6: Numero di individui sopravvissuti in funzione del tempo,
nelle tre coorti dell'esperimento. Per le tre coorti è indicato,
in legenda, il tempo di esposizione a radiazione UV atmosferica.
La Fig. 6 mostra l'andamento della numerosità di ciascuna
coorte in funzione del tempo: in ordinate è stato riportato,
con cadenza giornaliera, il numero di individui vivi per ciascuna
coorte. Si possono notare tre eventi: il primo riguarda l'inizio
della diminuzione della numerosità. Per tutte avviene il
sesto giorno (j=6 inizio esposizione a radiazione). La diminuzione
della numerosità è nettamente maggiore per la coorte
esposta a 600s rispetto a quella esposta a 150s e al controllo.
Ciò rispecchia la capacità della coorte (piuttosto
che il singolo) di evidenziare sensibilità di risposta alla
perturbazione. Il secondo evento riguarda la stabilizzazione del
numero di vivi man mano che il tempo avanza; ciò testimonia
che i girini, progressivamente nel tempo, avvertono in maniera differente
(non letale) l'azione di stress da radiazione. Il terzo evento riguarda
la differenza sostanziale della numerosità, a fine esperimento,
della coorte esposta a 600s rispetto quella di controllo e quella
a 150s: al termine dell'esperimento le cifre indicano nel controllo
A0 un totale di 95 vivi, 94 vivi in A150, 81 in A600. In quest'ultimo
la dose più elevata di radiazione UV ha determinato la morte
di un numero maggiore di individui. Osservazioni al microscopio
hanno rivelato che tutti i 19 individui morti si trovavano in stadi
molto precoci dello sviluppo rispetto il resto della coorte. Ciò
potrebbe far pensare ad un'azione più efficace della radiazione
UV per gli individui che si trovano nei primissimi stadi larvali.
Oltretutto la morte degli individui meno avanzati nella fase di
sviluppo ha inevitabilmente mascherato gli effetti sub-letali che,
al contrario, si sono rivelati nella coorte A150 (vedi Fig. 7 e
Fig. 8).


Fig. 7a,b: In fig. 7a è riportato l'indice di avanzamento
attraverso gli stadi larvali della coorte A0 (cerchi vuoti) e A150
(cerchi pieni). In fig. 7b è riportato l'indice di avanzamento
attraverso gli stadi larvali della coorte A0 (cerchi vuoti) e A600
(quadrati pieni). In legenda è indicato il tempo di esposizione
a radiazione UV atmosferica.
In Fig. 7a,b è riportato l'algoritmo
(9) definito in 2.1 che rappresenta l'indice di avanzamento delle
coorti attraverso gli stadi, in funzione del tempo. Tale indice
ha senso quando viene eseguito su coorti con percentuali di mortalità
£10%. Inoltre ha senso quando la numerosità delle coorti
risulti confrontabile (il numero totale di individui non deve differire
oltre le 2-3 unità percentuali tra una coorte e l'altra).
Da Fig. 6 si nota che la coorte in A600 (in cui la mortalità
risulta del 19%) è sensibilmente meno numerosa rispetto le
coorti A0 e A150. Per le condizioni fatte l'indice di avanzamento
di A600, seppur riportato in fig. 7b, è da considerare non
rappresentativo del reale andamento della coorte stessa e non confrontabile
con A0.
In fig. 7a gli effetti sub-letali della radiazione sono visibili:
si può notare come la coorte esposta a radiazione (A150)
proceda con leggero vantaggio fino al 25° giorno di sviluppo
(1 stadio circa di vantaggio rispetto A0), per poi rallentare progressivamente
fino ad intersecare A0 il giorno 35. In questo punto le pendenze
delle due curve risultano differenti: A0 continua ad avere la stessa
pendenza che aveva in precedenza, costante fino a quando alcuni
individui della coorte incominciano ad occupare lo stadio di maturazione
(k*=58) per il quale la (9) presenta un valore asintotico; al contrario
A150 presenta una pendenza inferiore rispetto A0 (tendenza già
riscontrata tra il 25° e il 35° giorno) tale da evidenziare
un consistente rallentamento dello sviluppo attraverso gli stadi.
Per quantificare in giorni tale rallentamento basta calcolare il
lasso di tempo impiegato dalle due coorti per passare dal valore
sj = 55 (stadio 55 raggiunto per tutte e due il giorno 35°)
al valore sj " 56 (stadio 56): A0 raggiunge tale valore il
giorno 42, mentre A150 lo assume il giorno 65, con ben 23 giorni
di ritardo. Il rallentamento di sviluppo della coorte esposta comporta
inoltre che al termine del tempo standard di sperimentazione (70
giorni), in A0 il numero di individui che deve arrivare a maturazione
rappresenta il 9% del totale, mentre in A150 oltre il 59% del totale
deve ancora raggiungere tale stadio.
Interpretiamo questo comportamento come l'azione della radiazione
ultravioletta atmosferica su A150; Azione che non determina effetti
letali ma che, a piccole dosi ogni giorno, produce effetti sub-letali
(rallentamento di attraversamento dello stadio larvale) tali da
essere misurati solo su un campione sufficientemente numeroso di
individui (coorte di 100 individui) e, per lo X. laevis, dopo 70
giorni si misure sperimentali.


Fig. 8a,b: Istogramma della Distribuzione
dei tempi di maturazione della coorte A0 (barre in nero) e A150
(barre in grigio) in fig. 8a, e della coorte A0 e A600 in fig. 8b.
In legenda è indicato il tempo di esposizione a radiazione
UV atmosferica.
In Fig. 8a,b è riportata la
distribuzione dei tempi di maturazione in funzione del tempo, calcolata
mediante l'algoritmo (8) di 2.1 applicato all'ultima colonna delle
matrici S-F riportate in appendice. La distribuzione è rappresentata
sottoforma di istogramma, in cui ogni colonna rappresenta il numero
di individui (frequenza) che giornalmente passano allo stadio di
maturazione (k*=58).
Anche in questo contesto la distribuzione di A600 confrontata con
A0, riportate in fig. 8a, è da intendere come non rappresentativa
della situazione reale dell'intera coorte (81 elementi di A600 sono
non confrontabili con 95 di A0).
Per le altre due distribuzioni è stato calcolato il tempo
medio di maturazione e la relativa deviazione standard. E' stata
fatta l'ipotesi che ed è stata calcolata la probabilità
che questa si verifichi (p calcolata mediante t-test).
I risultati sono riportati in Tab. 8
|
|
<t>
|
s
|
p
|
|
A0
|
55.1
|
4.5
|
<0.08
|
|
A150
|
73.6
|
6.8
|
Tab. 8: Tempi medi, deviazione standard
e analisi del t-test della distribuzione dei tempi di maturazione
delle coorti.
Dalla tabella si può notare
la notevole differenza (p < 0.08) che intercorre tra il tempo
medio di raggiungimento dello stadio di maturazione di A0 rispetto
A150. Mediamente la coorte di individui esposti a radiazione UV
atmosferica, nati nello stesso istante della coorte di individui
non esposti A0, raggiunge la maturazione con circa 18 giorni di
ritardo nei confronti degli individui non irradiati.
4 - CONCLUSIONI
I risultati del presente lavoro mostrano
gli effetti della radiazione ultravioletta atmosferica sulla dinamica
di sviluppo di coorti di Xenopus laevis nello stadio larvale. Gli
effetti della radiazione solare a lunghezze d'onda maggiori della
radiazione UV non sono da escludere: studi recenti vertono proprio
sull'effetto di radiazione visibile sull'epidermide umana. Queste
ricerche sono però ancora in una fase embrionale, e in numero
molto minore rispetto i lavori riguardo gli effetti della radiazione
UV-B sugli esseri viventi. E' noto, infatti, che tale radiazione,
anche a basse intensità, trasporta una energia tale da interagire
direttamente con il DNA. In base alle ricerche di oltre mezzo secolo,
e nell'attesa di nuove scoperte, la nostra opinione non può
che essere che gli effetti osservati sulle coorti sono stati generati
dalla radiazione UV-B atmosferica.
Sono state utilizzate tre coorti, due esposte a radiazione e una
di controllo (non esposta a radiazione). Gli effetti sono stati
differenti al variare della dose di radiazione che ha agito sulla
coorte. Due diverse dosi sono state utilizzate nell'esperimento
nei confronti delle due coorti: quando una delle due coorti esposte
(A600) è stata soggetta ad una dose 4 volte maggiore dell'altra
(A150), la radiazione UV ha agito direttamente sulla vitalità
degli individui, creando un'elevata percentuale di mortalità
(19% in A600). L'analisi dei dati di mortalità ha evidenziato
che l'effetto letale della radiazione si è riscontrato maggiormente
negli stadi precoci di sviluppo (individui più vulnerabili
allo stress): il tasso di mortalità percentuale, dopo la
forte variazione del 6°giorno, si è infatti progressivamente
stabilizzato con il trascorrere del tempo. In termini di sopravvivenza
è il tempo di esposizione a radiazione il fattore determinante:
quando la dose supera un determinato valore di soglia i danni subiti
dall'organismo non sono più riparabili, situazione che porta
inevitabilmente alla morte dello stesso.
Quando la dose è tale da non creare mortalità gli
effetti sulla coorte sono di entità differente e rivelabili
con maggior dettaglio attraverso l'analisi della dinamica di sviluppo.
Mediante l'indice di avanzamento si nota come la coorte esposta
rallenti progressivamente la velocità di passaggio attraverso
gli stadi dello sviluppo larvale; per avanzare di uno stadio (stadio
55 ® stadio 56) tale coorte impiega fino a 23 giorni in più
rispetto alla coorte non irradiata.
Di conseguenza tale andamento si riflette sui tempi di maturazione
delle coorti. Dall'analisi delle distribuzioni dei tempi di maturazione
si ha che mediamente la coorte esposta a radiazione UV matura con
circa 18 giorni di ritardo rispetto la coorte non esposta. Quest'ulteriore
risultato ribadisce l'effetto a scala macroscopica dell'azione sub-letale
della radiazione UV atmosferica sugli individui della coorte.
I risultati ottenuti, interpretati mediante l'indice di avanzamento
e la distribuzione dei tempi di maturazione, evidenziano come un
insieme di individui nati nello stesso istante (coorte) è
in grado di rivelare con maggior dettaglio l'effetto di uno stress
di debole intensità (stress blando) su di essi agente.
RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia la dott. Annamaria Siani
e il dott. Giuseppe Casale, del gruppo G-MET, per la consulenza
fornita riguardo le misure di UV-B e per la calibrazione degli strumenti
di misura.
Si ringrazia il Sig. Carmelo Romano per l'assistenza tecnica, i
consigli pratici e la pazienza nell'eseguire i lavori per la realizzazione
dell'apparato sperimentale.
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