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Climagri - Cambiamenti Climatici e Agricoltura
sottoprogetto 2: Agricoltura Italiana e Cambiamenti Climatici
lINEA
DI RICERCA 2.8: "Analisi e catalogazione degli
esperimenti agronomici di lungo termine: produttivitą e ciclo del
carbonio."
Responsabile della ricerca: prof. Giuseppe Zerbi.
Ente: Dip.
di Produzione Vegetale e Tecnologie Agrarie
Universitą
degli Studi di Udine
1. Obiettivi iniziali
Lattività svolta durante
il primo anno dalla presente unità di ricerca rispecchia
nella sostanza i programmi di attività presentati nella fase
preliminare. La ricerca è partita dallipotesi che attraverso
nuove e integranti analisi dei dati delle serie agronomiche di lungo
termine, eseguita mediante nuove metodologie, sia possibile giungere
a definire relazioni tra variabili degli agroecosistemi agricoli
e cambiamenti climatici. Le ricerca di tali variabili, eseguita
attraverso più metodi, si riferisce a scale temporali differenti
in modo da permettere una integrazione temporale delle varie conoscenze
acquisite:
- piccola scala temporale (ore, giorni): utili allo studio dei meccanismi
fisiologici e agronomici da integrare nei modelli a scala temporale
intermedia e lunga.
- media scala temporale (giorni mesi): lo studio delle conoscenze
già acquisite e formalizzate all inteno dei modelli
di simulazione sia a livello coltura sia a livello ecosistema.
- Lunga scala temporale (mesi, anni): verranno eguite sperimentazioni
innovative su variabili quali la sostanza organica del terreno che
hanno una variabilità temporale dello stesso ordine di grandezza
dei cambiamenti climatici previsti (decenni, secoli).
I risultati di tali lavori sono volti alla produzione di un archivio
di dati riguardanti le prove agronomiche di lungo termine e alla
definizione di metodologie per il supporto alle decisioni politico
tecniche riguardanti i possibili interventi di mitigazione. La forte
interazione con la componente modellistica ed archivistica del progetto
e con i progetti di analoghe tematiche presenti internazionalmente,
evidenzia il ruolo importante della presente ricerca sia a livello
nazionale che internazionale ( a questo proposito è in fase
di preparazione una proposta per estendere la metodologia a livello
di Paesi dellarea Mediterranea nellambito di una collaborazione
tra FAO e MIPAF-UCEA). La divulgazione di questo lavoro avverrà,
oltre che attraverso i metodi più tradizionali, anche utilizzando
le reti telematiche distribuite e i pacchetti informatici che ricorrono
a basi di conoscenza multicriteriali. I risultati saranno perciò
utilizzabili da ricercatori e tecnici del settore, ma facilmente
comprensibili, anche da una più larga base di utenza.
Lattività eseguita durante
il primo anno ha riguardato:
· La raccolta dei dati riguardanti
le prove di lungo temine condotte in Italia con la ricerca di partecipanti
al database inziale e loro informatizzazione.
· Creazione del meta-database a struttura flessibile (standardizzazione
dei formati per la modellistica o sistemi informativi territoriali)
· Valutazione della qualità dei dati produttivi ed
agro-ecologici in base ai dati meteorologici di lungo termine (confronto
tra località, ponderazione dati meteorologici, serie storiche,
operazioni colturali, ecc..)
· Individuazione di alcuni siti su cui eseguire analisi approfondite
riguardanti il ciclo del carbonio.
· Indagine sui modelli disponibili relativi alla simulazione
dei sistemi colturali e alla di simulazione della dinamica del C
del suolo e scelta dei modelli più adatti in relazione ai
dati di input e alla loro possibilità di calibrazione e adattamento
alla esperienze Italiane (rotazioni, variabili agronomiche).
2. Raccolta dei dati
Sono disponibili al momento i dati
delle prove di lungo temine relativi ad una metà circa di
quelli presenti in Italia, mentre sono in corso di organizzazione
e riversamento quelli restanti (vedi tabella).
3. Strutturazione del database
relazionale Climagri LT
Il processo di strutturazione del
database relazionale si è sviluppato attraverso quattro fasi
ed è stato di tipo ricorsivo, cioè al termine della
quarta ed ultima fase le informazioni raccolte durante il processo
venivano raccolte e organizzate al fine di fornire un nuovo status
quo da cui ripartire con la prima fase ( Fig. 1).

In maggiore dettaglio:
1) La stesura dei requisiti consiste nellindividuazione dei
problemi che il database dovrà risolvere e delle esigenze
che dovrà soddisfare. Se alcuni dei requisiti finali del
database sono stati individuati fin dalla prima stesura, altri sono
stati il frutto della ripetizione del processo di strutturazione
e derivano direttamente dalle informazioni fornite dai passi successivi.
I requisiti che hanno costituito la base per la strutturazione definitiva
descrivono un database con le seguenti caratteristiche:
Lelemento centrale attorno a cui ruotano le informazioni contenute
nel database è la parcella; devono essere descritti tutti
gli eventi meteorologici (precipitazioni, temperature, ecc), agronomici
(lavorazioni, fertilizzazioni, ecc.) e sperimentali (campionamenti)
che costituiscono la storia della parcella.
Altre caratteristiche importanti:
* I dati contenuti nel database devono essere adatti ad una loro
utilizzazione in campo modellistico
* Il database deve essere facilmente adattabile a future esigenze
ed espandibile ad input diversi per tipologia e contenuti rispetto
agli odierni.
* Laccesso alla base di dati deve essere agevole
* I formati di output ed il database stesso devono essere facilmente
convertibili
* Il popolamento della base di dati deve essere facile e veloce
2) La costruzione della struttura
concettuale consiste nella individuazione delle diverse entità
(gruppi di dati) presenti allinterno dei dati che descrivono
lesperimento di lungo termine e nella descrizione delle relazioni
che esistono tra le diverse entità. Fondamentale per la costruzione
dello schema concettuale di Climagri.LT è stata lindividuazione
della centralità della parcella allinterno della grossa
mole di dati che una prova di lungo termine produce. Conseguenza
diretta è stata la suddivisione in diverse entità
delle informazioni relative a lavorazioni, irrigazioni, fertilizzazioni,
semina e raccolto. Tale suddivisione sottolinea lassenza di
correlazione tra questi eventi e individua in modo preciso il loro
diretto collegamento alla parcella. La parcella inoltre risulta
collegata alle condizioni meteo attraverso il gruppo di dati che
individua e descrive le stazioni dove hanno sede gli esperimenti.
Una ulteriore informazione, direttamente collegata alle parcelle,
è quella relativa ai metadati che descrivono le condizioni
sperimentali (disposizione delle parcelle), le modalità di
misurazione dei dati, il responsabile dellesperimento e listituto
di riferimento.
3) A questa prima fase di traduzione
della realtà percepita nei concetti che la descrivono, è
seguita la costruzione della struttura logica, che prevede la traduzione
dei concetti appena esposti in uno schema che aiuti direttamente
la realizzazione del database allinterno del Database Management
System (DBMS), cioè della applicazione scelta per la gestione
della base di dati.
4) La fase successiva, la normalizzazione,
è il processo attraverso il quale è possibile verificare
la correttezza di una struttura di database relazionale e consente
di individuare eventuali ridondanze, eventuali dati non atomici
e lunicità dei punti di aggiornamento e cancellazione
dei dati.
La struttura finale del database è descritta in Fig. 2

In Fig.2 è possibile notare le diverse entità individuate
allinterno dei dati (ad ogni box corrisponde una entità)
e le relazioni che intercorrono tra una entità e laltra.
Ogni entità, che dora in avanti potrà essere
chiamata tabella, è descritta dai suoi attributi. Gli attributi
sono individuabili come le colonne che compongono una tabella. Un
esempio degli attributi di alcune tabelle sono riportati in Fig.3.
La base di dati così ottenuta risulta facilmente espandibile
ed adattabile a nuove necessità. Leventuale futura
presenza di nuovi tipi di dati non andrà ad intaccare la
struttura di base infatti, se i nuovi dati faranno parte di una
entità (e quindi tabella) già presente essi vi saranno
integrati mentre, nel caso di dati che costituiscono una nuova entità
autonoma, essi troveranno spazio allinterno del database in
una nuova tabella e messi in relazione con la parcella di riferimento.
La struttura del database costituisce essa stessa una informazione
infatti risulta essere una descrizione della realtà costituita
dagli esperimenti di lungo termine. Con una struttura di questo
tipo il popolamento della base di dati risulta facilitato in quanto
loperatore deve solamente scorrere tabella dopo tabella e
attributo dopo attributo lintero database e popolarlo con
i dati derivati dalle prove di lungo termine, evitando quasi completamente
di comprendere e gestire i diversi formati con

cui
questi dati si presentano in funzione della diversa gestione a cui
sono stati sottoposti nelle diverse stazioni. In questo modo la
standardizzazione dei formati diventa una conseguenza diretta del
popolamento, sta a dire che se i dati di una stazione hanno trovato
la loro collocazione nel database ebbene essi avranno ora un formato
standard comune ai dati provenienti da altre stazioni.
La gestione del database avviene attraverso il DBMS Access. Tale
scelta è stata dettata dalla necessità di poter facilmente
distribuire il database, senza richiedere, nella maggior parte dei
casi, linstallazione di nuovo software. Va ricordato comunque
che la base di dati è permanente, cioè indipendente
dal DBMS. Ciò significa che il database, una volta popolato,
costituisce una fonte di informazione autonoma, slegata dallunità
logica che la gestisce e con un valore aggiunto proprio.
La politica di gestione dei dati proposta per ClimagriLT è
riassunta in Fig. 4

Lamministratore della base di
dati, oltre ad avere funzione di controllo sui dati in input, è
responsabile della affidabilità del sistema e della gestione
delle autorizzazioni di accesso ai dati. Lamministratore sebbene
verifichi la qualità del dato, non ne è il responsabile.
Deve invece indicare con precisione la fonte del dato e se il dato
è stato misurato, derivato, calcolato o stimato. Per ClimagriLT
si prevedono due tipologie di utenti.
La prima è costituita da utenti che forniscono dati sulle
prove di lungo termine e/o che partecipano attivamente alla realizzazione
del database. Tali utenti interagiscono con lamministratore
nella fase di popolamento della base di dati ed hanno pieno accesso
alle maschere per linterrogazione del database e lestrazione
dei dati predisposte dallamministratore. Possono richiedere,
in casi che esulano dalle operazioni di routine già predisposte
nelle maschere di interrogazione, lintervento dellamministratore,
al fine di risolvere eventuali difficoltà nella estrazione
dei dati.
La seconda tipologia è costituita da utenti che hanno accesso
alle sole maschere di interrogazione. Tale accesso consente la sola
consultazione dei metadati e solo in un secondo momento, a discrezione
dellamministratore, viene autorizzata la lettura dei dati
desiderati.
Tale proposta di gestione del database risulta tuttora in
via di definizione e costituisce la base di discussione su cui costruire,
allinterno del progetto Climagri e con il coinvolgimento degli
istituti che forniranno i dati, la futura e definitiva politica
di amministrazione di ClimagriLT.
4. Valutazione e controllo di qualità
dei dati
I dati inseriti nel database e nel
metadatabase dal gestore sono stati verificati mediante procedure
automatiche di screening basata sulla compilazione di una serie
di test di conformità. A ciascun dato e stato assegnato
un punteggio di qualità (data quality) in base alle caratteristiche
di raccolta (1 dato valido , 0.66 valido raccolto con metodologia
non standard, 0.33 dato ricostruito, 0 dato mancante). La somma
dei punteggi di qualità delle variabili che costituiscono
di ciascun record del database (meteorologico o produttivo) forniscono
un parametro di qualità del record (record quality). Oltre
alle modalità di raccolta sono stati eseguiti dei test sulle
caratteristiche fisiche dei dati stessi.
I test si differenziano e si strutturano sotto forma di procedure
differenziate per le variabili del metadatabase e quelle del database
stesso. Più precisamente i test di qualità eseguti
sulle categorie del metadatabase rigurdano
1. completezza del disegno sperimentale
2. completezza delle serie temporali
3. frequenza e numerosità dei campionamenti
4. uniformità delle metodologie di rilievo
5. uniformità delle metodologie dei trattamenti sperimentali.
I test sulle variabili fisiche (produttività e meteo) hanno
invece riguardato:
1. coefficiente di variabilità ed errore standard
2. dati aberranti
3. test di dettaglio sulle variabili meteorologiche (radiazione
globale diretta e diffusa, temperatura e umidità aria, velocità
del vento, evapotraspirazione ove misurata direttamente)
I test sono stati eseguiti con un
sistema di gestione di qualità dei dati DQMS3 Augustyn
+ Company (CA, USA). Le procedure di controllo (data drivers) sono
state opportunamente calibrate al fine di fornire una mappa sintetica
(Fig.5) riguardante le categorie dei test sopra elencate per tutto
il periodo della prova.
Generalmente la qualità dei dati delle diverse prove agronomiche
e risultata variabile.
Tutte le prove agronomiche hanno tuttavia superato gli standard
qualitativi per quanto riguarda la potenza del test sui trattamenti
considerati. I coefficienti di variabilità dei dati produttivi
risultano nella maggior parte dei casi inferiori al 15%.
I test riguardanti i metadati eseguiti su due prove agronomiche
hanno permesso di verificare le procedure e di automatizzare i processi
di controllo anche per gli archivi di dati che verranno aggiunti
in futuro.
Fig.
5 Mappa sintetica sulla qualità dei dati delle prove agronomiche
di lungo termine. La qualità dei dati e espressa sotto
forma di barre colorate per le varie categorie di test e per tutta
la durata della prova agronomica.
5. Analisi fisico chimiche su campioni
storici
Sono iniziate le analisi dei contenuti
di carbonio ed azoto sui campioni vegetali e di terreno conservati
in alcune prove agronomiche di lungo termine. Tali dati serviranno
a completare i dati già esistenti riguardanti la dinamica
della sostanza organica nel terreno e la validazione dei modelli
colturali per quanto riguarda l input di carbonio sotto forma
di residui colturali.
6. Analisi e scelta dei modelli
matematici disponibili
In relazione agli obiettivi generali
del progetto CLIMAGRI e a quelli particolari della tematica 2.8,
notevole rilevanza deve essere attribuita alla scelta di adeguati
strumenti modellistici di simulazione e previsione.
Luso di modelli di crescita delle colture che siano in grado
di gestire le diverse opzioni colturali per scenari climatici differenziati
su scala nazionale, possono in questo contesto contribuire a definire
una stima dei futuri livelli produttivi per le principali colture
e dellefficacia delle modificate tecniche agronomiche.
Tali stime permetteranno in un secondo tempo anche di definire le
modifiche degli areali di coltivazione delle specie e potenziali
nuovi ordinamenti colturali.
I modelli di simulazione da utilizzare per condurre questi tipi
di analisi, devono soddisfare alcuni criteri minimi:
§ Avere una sufficiente robustezza nel simulare i processi
di crescita e sviluppo.
§ Che siano considerati anche gli effetti di un aumento della
CO2 atmosferica
§ Che abbia una buona capacità di simulare tutte le
tecniche agronomiche
§ Che il formato dei files di input ed output permetta
una gestione integrata con il data base.
Tra i modelli di simulazione dei sistemi
colturali presenti sono stati valutati i seguenti: Epic, Cropsyst,
Css e DSSAT.
La tabella seguente riporta una sintesi degli aspetti considerati
nella valutazione dei modelli:
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EFFICIENZA
RISPOSTA CAMBIAMENTI CLIMATICI
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Tenendo conto dei criteri di selezione
la scelta si è indirizzata su CropSyst e CSS. Cropsyst è
forse il più noto dei modelli di simulazione di sistemi colturali
mentre CSS è un modello messo a punto nel Dipartimento di
Produzione Vegetale dellUniversità di Udine (F. Danuso)
che presenta una notevole flessibilità grazie alla sua struttura
aperta, esplorabile e modificabile.
Ambedue i modelli sono capaci di simulare con una buona accuratezza
gli effetti sulla crescita determinati da crescenti concentrazioni
della CO2 atmosferica ma richiedono specifiche calibrazioni e validazioni
sulla base di dati agronomici e ambientali.
Per quanto riguarda la dinamica della sostanza organica del suolo
e gli effetti dei cambiamenti climatici su questo importante fattore
di sostenibilità si deve prevedere luso di modelli
di simulazione specifici. Analogamente ai modelli precedenti sono
stati presi in considerazione due modelli: Century e RothC le cui
caratteristiche sono riassunte nella tabella seguente.
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EFFICIENZA
RISPOSTA CAMBIAMENTI CLIMATICI
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Lanalisi dei due modelli ha
evidenziato che la complessità di Century ne limita l'utilizzo
con i dati a disposizione del progetto; la scelta si è orientata
verso RothC che richiede un numero inferiore di parametri di input.
Nel primo anno di attività è emersa comunque la difficoltà
di validare i dati osservati di C organico del suolo (SOC) in particolari
situazioni climatiche ed agronomiche. Le cause di questo limite
sono state le seguenti: RothC non considera l'effetto delle non
lavorazioni del suolo, assume che almeno una volta all'anno si raggiunga
la saturazione idrica del suolo e non vengano considerati gli apporti
idrici dalla falda. Date queste limitazioni intrinseche e data la
difficoltà nelluso della shell predisposta dagli autori
di RothC (Jenkinson e Coleman), si e provveduto ad una sua
implementazione utilizzando il linguaggio di simulazione SEMoLa
(F. Danuso - Università di Udine).
E stata effettuata poi una calibrazione del modello RothC
modificato mediante lo studio della sensitività relativa
della variabile SOC ai parametri del modello. La loro sensibilità
varia in funzione delle condizioni al contorno: ad esempio negli
ambienti meridionali siccitosi, critiche risultano il fattore di
minima mineralizzazione controllato dallumidità del
suolo (mindrM minimum value of decomposition rate of soil Moisture
factor); in ambienti con suoli aventi argille smectitiche critica
può essere la quota percentuale di SOC da considerare inerte
(IOM Inert Organic Matter) per quanto riguarda i processi di decomposizione
microbica. Lo studio della sensitività ha permesso di procedere
nella calibrazione del modello per le condizioni iniziali, assunte
allequilibrio, del valore SOC. Questa fase ha permesso di
verificare come al variare di delle condizioni pedoclimatiche, si
determini il Cinput necessario a mantenere indefinitivamente quel
livello di SOC. E stato così possibile ottenere per
3 ambienti italiani, distribuiti da Nord a Sud, valori decrescenti
del Cinput e valori crescenti del Tempo Medio di Residenza (TMR)
della SOC decomponibile.
Questa fase di calibrazione preliminare ha poi portato alla successiva
implementazione dei moduli che simulano la ripartizione del Cinput
in funzione delle lavorazioni del terreno e la definizione dinamica
del periodo di crescita delle colture, per tenere conto del contributo
della respirazione radicale e dellincidenza delle colture
sui processi di decomposizione della SOC.
Il prodotto finale e risultato un modello dinamico della SOC
calibrato per tre ambienti e per 10 situazioni colturali. Queste
hanno preso in considerazione lirrigazione, le tecniche di
gestione del suolo, le concimazioni organiche e la gestione dei
residui.
In sisntesi si riportano alcuni risultati dellattività
modellistica del primo anno relativa al bilancio del C:
§ lirrigazione favorisce la decomposizione della SOC
anche quando riesce ad incrementare il Cinput;
§ linterramento dei residui colturali sembra essere più
efficace dellapporto di letame nel contenere la riduzione
della SOC;
§ le tecniche di non lavorazione del suolo si confermano le
più efficaci per incrementare il contenuto di SOC nel suolo.
§ le tecniche agronomiche analizzate si differenziano per la
durata della fase lineare, che risulta essere inferiore per la gestione
dei residui (20-50 anni) e molto superiore (50-100 anni) per le
pratiche di gestione del suolo e per lrrigazione.
§ il modello sembra essere adeguato a rappresentare le principali
situazioni agronomiche; deve essere migliorato, nel senso meccanicistico,
per rappresentare leffetto delle lavorazioni, o per le interazioni
tra ciclo del C e dellN.
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